Il Parenzo che critica battute pregiudizi e stereotipi, sarà mica lo stesso che ha dato ad un collega del “grassone di mer*da”?

Parenzo su Gottardo: che fine ha fatto l’emorroide?

 

I titoli di Feltri su Libero, la battuta di Povia nella trasmissione di Caterina Balivo, e il servizio di “Striscia la Notizia” su Giovanna Botteri commentato da Michelle Hunziker (certo, se hai fondato “Doppia Difesa”, trattandosi di una donna dovresti essere sensibile anche alle virgole, ma la questione non deve durare più di qualche secondo); queste sono alcune delle cose non gradite dal co-conduttore de “La Zanzara” David Parenzo.

Due cose hanno – nelle ultime ore – urtato particolarmente l’autore di queste righe: Matteo Renzi che si erge ad interprete del pensiero dei deceduti a causa del Coronavirus – cosa che puoi fare se parli di un caro o del tuo migliore amico e non genericamente di migliaia di persone – e Parenzo che, in particolare con Vittorio Feltri – detta la linea editoriale: “Dai, chiedi scusa e chiudiamola qui”.

A parte che siamo esseri umani, quindi faremmo  bella figura ad  ammettere che almeno una volta nella vita veniamo condizionati da pregiudizi e stereotipi, e chi non lo fa usa lo stesso schema del sardinismo militante che, per opporsi a un determinato politico, usa lo scudo del “non odio” così da non dover confessare di essere mosso esclusivamente dall’odio verso quel politico; ma Parenzo vuole ancora offrirsi come conduttore dialetticamente immacolato?

Abbiamo capito che non vuole confrontarsi con chi  crede agli “asini che volano”, ma allora con certi interlocutori – Fusaro, Meluzzi, e un tempo Giulietto Chiesa – si taccia, dato che sfodera una scurrilità da competizione che in confronto Er Monnezza sembrerebbe Michele Mirabella.

Ricordiamo che – quando Mario Giordano gli ha dato del “raccomandato”, Parenzo, che ne aveva tutto il diritto, ha preannunciato querela, ma poi ha definito il collega “chihuahua“. Toh? Sfottere Giordano per la voce. Che cosa innovativa ed elegante.

Ma soprattutto, a marzo – quando Alberto Gottardo lo provocava sulle ospitate di Adriano Panzironi a La7 , lui – che poteva reagire in qualunque altro modo partendo dalla posizione della ragione, ha tirato fuori un bel “Grassone di mer*a“, più un indimenticabile “Imbecille Shrek”.

Grassone di mer*a? Da parte  dell’aspirante campione olimpico di boldrinismo estremo? Da parte del paladino anti-body shaming? Come direbbe  Mughini: “Maddai!”. Comunque, chi scrive ringrazia sentitamente, a nome degli appartenenti alla categoria.

E a proposito di Gottardo – del quale a Parenzo manca l’adipe, ma purtroppo anche molto altro, vorremmo dire a Mr. Maglioncino: dillo che il tuo (ex)amico non ha mai detto che il Coronavirus era solo un’influenza. Senza paura: “Ti difendiamo noi” (Cit.).

Concludendo questo ennesimo viaggio – come una lama nel burro – fra le contraddizioni del Maggioranzasilenziosismo, teniamo ad evidenziare come sia importante l’atteggiamento. Quando i conduttori giocano a diffamarsi, abbiamo al microfono due persone benestanti che da un lato vedono un Cruciani fieramente cinico ma che non predica la solidarietà con cuore e risorse altrui, e dall’altro un Parenzo che pretende di ritagliarsi il poco realistico ruolo di fata turchina dell’FM.

Riteniamo siano più apprezzabili un Feltri scorretto, un Cruciani che va allo “Zozzoni Day”su  Radio Deejay a dire che mai e poi mai manderebbe un SMS solidale in favore dell’iniziativa benefica del Trio Medusa – è accaduto nel 2015 – rispetto a chiunque proponga un’apparenza alla Mastrolindo celando un’interiorità intaccata dall’ipocrisia.

Stefano Beccacece (OnTwitter @Cecegol)

 

 

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".