La storia di Edoardo, il tifoso della Roma che ha una malattia NON terminale ma cronica, che ha chiamato Te la do io Tokyo: “La malattia mi distrugge, e il fine vita è un pensiero rilassante”

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Ha fatto il giro del web e di vari organi di stampa la telefonata di un ascoltatore – Edoardo – giunta a Te la do io Tokyo, storico programma dedicato all’AS Roma condotto da Mario Corsi e passato, dallo scorso 22 gennaio, su Tele Radio Stereo.

L’ascoltatore effettivamente aveva detto: “Ho una malattia terminale”, ma poi: “Non me fa morì, ma la qualità di vita è quella che è“. Aveva poi aggiunto: “Ho preso accordi con una clinica in Svizzera. e mi hanno mandato le date. Una data era il 22 maggio. Il 22 maggio ho pensato che ho da fare. E’ la finale di Dublino. Se c’è una cosa che vorrei è sta ca…o di coppa”.

La storia dell’ascoltatore era arrivata all’AS Roma. Il sito di Marione, infatti riportava: ” Vogliamo far sapere a tutti che la storia di Edoardo è arrivata all’attenzione dei vertici dell’AS Roma e di mister De Rossi che si sono dimostrati estremamente sensibili al suo dramma e disponibili a venire incontro a qualsiasi desiderio del ragazzo”.

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Dato che la cosa è stata bollata come un “fake”, in primo luogo sempre Marione.net scriveva: “Nel pomeriggio siamo stati nuovamente contattati da Edoardo che, scosso dalle notizie uscite alla fine della trasmissione, ci ha voluto fornire ulteriori particolari sulla patologia che lo ha colpito da sette anni a questa parte. Ci ha anche indicato il nome dell’associazione che lo segue dall’insorgere della malattia e fornito il recapito di Stefania Bettinelli, fondatrice e presidente dell’associazione Le Ali di Camilla, con cui abbiamo parlato telefonicamente, che ci ha confermato di seguire Edoardo da 7 anni perchè soffre di una malattia rara e che proveremo a ricontattare domani durante la trasmissione”.

In seguito, è stato diramato anche un comunicato: con le parole di Stefania Bettinelli, presidente dell’associazione modenese Le ali di Camilla, che supporta i pazienti affetti da diverse malattie rare degli epiteli di rivestimento: “Edoardo esiste, è un nostro associato, e il suo dolore è vero. Come associazione dobbiamo e vogliamo tutelare la sua privacy, perché nel mondo delle malattie rare e ultrarare anche solo il nome, la città e il nome della malattia rendono la persona immediatamente identificabile. Non solo Edo esiste, ma quello che ha detto è quello che pensava. E chiedo rispetto per la profondità e la delicatezza di quello che ha rivelato, parlando di pancia, come qualsiasi tifoso che si rivolge alla radio della sua squadra del cuore. Senza nessun retropensiero o secondo fine. Vi chiedo, per favore, di non strumentalizzare il suo sfogo e di trattarlo con il rispetto che merita. Ringrazio infine le tante persone che con sincerità hanno preso a cuore la sua storia”.

Nel pomeriggio, lo stesso Edoardo ha parlato ai microfoni di ADNKronos: “Viviamo in una società in cui se stai male devi piangere e piangerti addosso. Se agli altri appari come uno che ride, che scherza, allora non può essere vero che soffri. Se uno sbaglio l’ho fatto è che ho definito ‘terminale’ la mia malattia, anche se poi mi sono corretto, per fortuna. La mia non è una malattia terminale ma comunque è cronica e incurabile. Ci convivo da anni e ho iniziato una cura sperimentale che mi costringe ad andare fuori Italia. Però in Svizzera al momento non vado..”.

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E ancora: “Il fine vita? E’ un pensiero per me estremamente rilassante, per questo l’ho citato. Io tengo duro per i miei affetti, per mia moglie, ma con questa malattia cronica che mi distrugge la vita quotidiana, con il medico che mi ha sempre assistito e operato e mi ha detto che non c’è nulla da fare… ecco, viene da pensarci”.

Stefano Beccacece

 

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".