Elisabetta Sacchi, la nuova voce di RDS semplicemente necessaria

Se non conoscete o – come nel caso di chi scrive, fino a poche settimane fa – conoscevate in modo del tutto approssimativo Elisabetta Sacchi, nuova voce del weekend di RDS, vi basteranno poche ore di ascolto per rammaricarvi di ciò che vi siete persi in precedenza, e per chiedervi come caspita avete fatto a farne a meno negli anni passati.

Indubbiamente, chi possiede una bella voce parte avvantaggiato in ambito radiofonico, e in questo caso il destino è stato molto generoso. Ma di voci calde e accoglienti ce ne sono a bizzeffe,. Allora entrano in gioco fattori come la tecnica, un’ottima dizione – elemento che sta iniziando a venire meno – e, altra caratteristica non scontata, una pronuncia inglese impeccabile. Del resto si sa che la speaker in questione ” disannuncia anche i dischi italiani come un londinese“.

Ma di belle voci – magari anche “studiate” – possono essercene in quantità, e allora si passa a considerare la capacità di catturare e coinvolgere l’ascoltatore.E in tal senso siamo certi di avere a che fare con un talento smisurato. Naturalmente non può non essere citato Renzo Di Falco, che anche con Elisabetta ha svolto un ruolo nel quale sembra essersi specializzato, ovvero quello di guida per i nuovi arrivati. Ma la Sacchi è determinante (avremmo potuto scrivere illuminante, ma dato che arriva da m2o abbiamo preferito tenere a debita distanza il verbo illuminare).

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Da sola è in grado – divenendo l’eccezione che conferma la regola – di ribaltare l’idea, che abbiamo più volte spalmato fra le pagine di questo blog, secondo la quale il contenuto dev’essere preminente rispetto alle capacità di chi lo esprime. In questo caso abbiamo a che fare con una conduttrice che attraverso la comunicazione è in grado di trasmettere gioia immotivata, di infondere entusiasmo dal nulla. In pratica, in ogni weekend riesce nell’impresa di distogliere un calciofilo senza vergogna come l’autore di queste righe, da anticipi o posticipi di Serie A, B, C, Liga, Ligue 1, più play-off e play-out assortiti. Quando poi è la Sacchi che – per annunciare un pezzo del 1989 – ti fornisce una nozione totalmente inutile come l’inizio della programmazione dei notiziari in latino classico da parte della radio finlandese – finisci comunque per sentirti arricchito culturalmente.

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Se poi siete dei puristi e – rispetto a quanto esposto sopra – avete in questo mese colto un paio di innocui lapsus dettati dalla tensione, vi invitiamo a ragionare sul fatto che l’approdo ad RDS non può non mettere un minimo di soggezione. Va poi considerato che nell’arco di quaranta giorni si è verificato un passaggio – avvenuto fra l’altro in un periodo in cui le cose si avviano a conclusione invece di ripartire da zero – da un programma con un numero di elementi tale da riempire il “Meazza”, ad una conduzione in coppia al cui successo bisogna contribuire al 50%. Inoltre, si tratta di una speaker radiofonica decisamente irrinunciabile proprio perché mischia la professionalità con un pizzico di umana emotività, invece di comportarsi come un automa del microfono.

Ma nei giorni scorsi si è materializzata una realtà fattuale: venerdì Elisabetta è stata chiamata a gestire autonomamente la prima ora di diretta, e a condurre assieme a Filippo Ferraro le due successive. In tale occasione sono emerse caratteristiche come la capacità di adattarsi alle “emergenze” – l’assenza di Renzo – e l’abilità nel trovare l’amalgama con i colleghi.

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Per quel che concerne il passato, non sappiamo se in Via Massena abbiano capito ciò di cui si sono privati; ma fortunatamente le cose sono andate nel modo in cui sono andate. Probabilmente a lungo andare la brillantezza della conduttrice in questione – e col senno di poi capiamo perché a un certo punto Pippo Lorusso e Simone Girasole l’abbiano fortemente voluta per AQPP – sarebbe uscita pesantemente ridimensionata dall’impatto con l’uggiosità della radio illuminata

Per quanto riguarda il futuro – benché il palinsesto di RDS sia ampiamente consolidato – si spera che la ragazza possa un giorno ritrovarsi in uno spazio più ampio rispetto a quello del fine settimana. Sia per le qualità descritte sopra, sia per una questione puramente matematica: 3 giorni di diretta ne comportano ben quattro di astinenza.

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".