Albertino: “Mi scrivono che m2o è una figata. Non volevo musica che si ascolta nei cessi degli autogrill”

Il nuovo station manager di m2o Albertino ha rilasciato le prime impressioni sulla propria gestione dell’emittente del gruppo GEDI partita lo scorso primo aprile.

Ecco quanto emerso nell’appuntamento con l’intervista in 33 minuti concessa a RollingStone Podcast.  Albertino ha aperto affermando che è molto presto per tracciare dei bilanci, ma i feedback sono molto positivi: “I numeri, la nostra pagella, arriveranno fra qualche mese. In questa fase possiamo essere più tranquilli. Non abbiamo una copertura forte. La gente mi scrive che il progetto è una figata, ma non si prende. Rivivo i tempi in cui Deejay era una radio locale per la quale la gente si spostava. Alcuni feedback sono proprio ciò che volevo. Avrei voluto usare la parola ‘finalmente’, ma mi è parso presuntuoso e ho preferito venisse dal pubblico. Finalmente c’è una radio ‘verticale’ dove si parla poco e c’è tanta musica di genere dance con tutti i suoi derivati. Oggi ci sono più DJ che rockstar, per cui questo progetto è più semplice rispetto ad uno rock”.

Una cosa che anche noi ci siamo chiesti è: sono ancora necessarie le frequenze? Albertino risponde così: “Purtroppo sì. I giovanissimi non ascoltano la radio, ci tornano quando iniziano a guidare. Avere un ottimo segnale è importante perché certi network cercano te e non il contrario. Questo per noi è un handicap. C’è poca abitudine ad usare l’app anche viaggiando”.

La scelta del nuovo progetto: “Volevo partire da zero, ed m2o ha una copertura ‘povera’. Avevo dato tutto a Deejay, che stava seguendo un percorso diverso dal mio, anche se per 10 anni ho raccolto fama con l’intrattenimento e Marco Ranzani a Zelig. Volevo che ci fosse la ricerca delle canzoni che poi diventano successi. Non ho mai voluto aspettare che un pezzo diventasse un successo per po metterlo in programmazione. m2o è  un format, mentre Deejay – che è la migliore – è un misto di tante cose.  E’ una radio che è cresciuta coi suoi ascoltatori ed è un misto di tante personalità”.

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A proposito di musica: “Sono un ascoltatore che non trovava più nulla da ascoltare. Chi fa tanta musica fa musica che non mi interessa perché è musica troppo banale e già in classifica. Trovavo troppa  prudenza e troppa conservazione. Ci sono programmi di intrattenimento con poca musica,altri con zero musica – come La Zanzara di Cruciani – e po ci sono radio che fanno musica tutta uguale. Queste hanno  un ascoltatore non esigente che tiene la musica di sottofondo. Sono quelle radio che ascolti nei cessi degli autogrill. Di me possono dire che faccio musica di m..ma non che è uguale alle altre radio. Fuori dalle rado c’è la trappola dell’algoritmo: vai su Spotify o YouTube e pensi di essere libero,ma c’è qualcuno che ti indirizza dove non vuoi tu. Se sei educato hai le idee chiare è una figata, ma se non sei appassionato non guidi tu ed è una finta libertà. Noi attingiamo da diverse fonti e poi ci sono diversi ‘amici”, per cui c’è una sorta di ‘spaccio’ e scambio. Nelle discoteche c’è musica che si conosce per far divertire la gente, per cui non c’è ricerca. In alcuni festival invece si possono scoprire novità interessanti”.

In chiusura dell’intervista c’è stato un ultimo accenno a Deejay: “Ero curioso di capire se potevo esistere senza Deejay. Ero combattuto, ma non mi manca molto, perché sono sempre qui. L’affetto degli ascoltatori è stato incredibile quando me ne sono andato”.

Ecco l’intervista completa

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Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".