La Zanzara: l’intervento del “Brasiliano” offre momenti di altissima comicità senza copione

Grande puntata, ieri sera, per La Zanzara in diretta dagli studi di Roma con la presenza di Giuseppe Cruciani con David Parenzo e vari ospiti.

Tra questi, anche Massimiliano Minnocci, meglio conosciuto come “Il Brasiliano”. E ci sono stati grandi momenti di comicità che neanche tanti autori riuscirebbero a creare.

Si parte con una posizione tutto sommato libertaria, anche se espressa in modo un po’ grossolano: i fro*i possono usare il cu..come vogliono.

Dopo aver analizzato ripetutamente lo stato di salute di Parenzo – “Sei giallo come i Simpson” – ed essersi lamentato del ‘gettone di presenza’,  si prova a fargli stigmatizzare la cocaina. Lui ammette che fa malissimo. In fondo si dissocia dal proprio passato, ma: “Ho pippato la cocaina e m’è sempre piaciuto”.

Altro giro di ambiguità, altra corsa. Parenzo: “La polizia fa bene ad arrestare i criminali”. Il Brasiliano: “Ognuno fa il lavoro suo. C’è chi mette la gente in carcere e chi ‘vende’. Se uno è tatuato come me, e non viene preso a lavorare, è costretto a vendere”..

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Cruciani: “Ci sono altre strade”. Il Brasiliano: “Ah ok, le rapine, estorsioni…Io facevo  il ‘recupero crediti'”. Una buona parola, Minnocci la dedica pure alla Municipale: “Nella mia famiglia, se ti ferma la Municipale ti prendono a calci nel cu….Esiste la Municipale? Vorrebbero fare gli infami e non ci riescono. Non possono permettersi di fermarmi. Se lo fanno, se po’ pure fa. Se so donne dico ‘va a fa er  sugo’. Preferisco annà a rubà”.

Inoltre, anche con abbigliamento costoso,  arriva un pensiero anche per i poveri: “Purtroppo esistono anche i poveri. Se diventassi povero m’impiccherei. Annate a rubà, così diventate ricchi”.

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Se il Brasiliano fosse un personaggio di uno spettacolo comico, un personaggio che prova a ritrovare la retta via ma a volte inciampa, non  verrebbe scritto così bene.

Si cerca in tutti i modi di fargli lanciare dei messaggi positivi, ma alla fine si deraglia spesso. Il nullatenente che teme la povertà ribadisce: “W i vigili urbani? Sto ca…”.

In qualche modo Minnocci – che consiglia sobriamente di non sposarsi – porta in studio un mondo stigmatizzabile quanto volete, che però non è  positivo generoso e perbene a tutti i costi. 

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Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

 

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".