Giuseppe Cruciani resta un baluardo contro il perbenismo dilagante

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Se nel 2019 La Zanzara era terminata poco prima della crisi del “Conte Uno”, quest’anno si è conclusa – siamo a metà tra la stagione passata e la prossima – poco dopo l’annuncio della data delle elezioni. Tanto che per Giuseppe Cruciani, il decreto di scioglimento delle Camere è stato “meglio di un orgasmo”.

Tra l’altro, il conduttore – dopo il periodo di ‘Liberi e Armati’ aveva cominciato ad enucleare alcuni punti di “Cruciani 2023″, divenuto poi 2022.

Anche se quella conclusasi 20 giorni fa è stata – parere soggettivo – una delle stagioni più fiacche, con qualche personaggio interessante come “Illuminazione Cosmica” o Shinsekai, mentre alla lunga Vittorio da Roma era buono solo ad insultare, Giuseppe Cruciani resta un baluardo contro una evoluzione del politicamente corretto, ovvero il perbenismo dilagante della “solidarietà obbligatoria”.

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Il conduttore – talvolta con idee paradossali come lo spreco volontario di risorse o l’inquinare come forma di ribellione – è una voce diversa e schietta contro il ‘l’ho fatto anche per te, quindi ricambia il favore quanto prima’, o gli inginocchiamenti volontariamente obbligatori. Cruciani, al perbenismo dichiarato sino alla nausea, alla generosità imposta sino alla soglia dell’autolesionismo, contrappone  un inevitabile ed umanamente comprensibile individualismo, ed una visione della vita come ‘sangue e merda’. 

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".