Avicii – True: recensione

Svezia: terra di biondone e biondoni, di fiordi e di dance. Buona dance. Dagli Abba agli Swedish House Mafia passando per la giovane Loreen, questo paese ci ha regalato più di qualche talentuoso artista acchiappa-discoteche: l’ultimo in ordine di tempo (ma non di importanza) è il dj Avicii, esploso due anni fa con il tormentone Levels e ora pienamente affermato con un secondo disco alle spalle, intitolato True.

Quest’album deve essere preso per quello che è, ovvero un prodotto house con l’unico obiettivo di far ballare i club di tutto il mondo; in ogni caso, esso si distanzia leggermente dai prodotti dei colleghi Guetta e Sinclar per un sound più fresco, originale e, soprattutto, artisticamente più complesso. Ça va sans dire, questo non significa che True abbia rivoluzionato l’elettronica, ma semplicemente che alcune delle sue idee sono molto valide e piuttosto innovative.

L’album parte in quarta con la perla Wake Me Up (impreziosita dalla calda voce di Aloe Blacc) che ci ha fatto compagnia per tutta l’estate e spara subito altre due cartucce vincenti, come la piacevolissima You Make Me, brano che si sviluppa su diversi livelli, dal cantato accompagnato dal solo pianoforte, al sintetizzatore, al trascinante ritornello dance, e Hey Brother, altra canzone dal sapore country (genere fil-rouge dell’album); il disco procede con la sorprendente Addicted to You, che sembra un pezzo di Adele con i BPM raddoppiati, e con il primo momento “noioso” del progetto, Dear Boy, che parte come un brano electro house e sfuma in una canzone che sembra la naturale continuazione di Levels.

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C’è da dire, inoltre, che True non è del tutto farina del sacco di Avicii, ma si avvale di più di qualche citazione, che fortunatamente non sfocia mai nel plagio sfacciato: ci riferiamo in questto senso a pezzi come Edom, canzone costruita su un climax di archi che ricorda tantissimo i Daft Punk di Tron Legacy (stesso discorso vale per Heart Upon My Sleeve), oppure Lay Me Down, con un funky molto simile ad alcuni pezzi di Martin Solveig. Il momento più alto del disco viene però raggiunto con l’esperimento doo wop di Long Road to Hell, che si avvale di un efficace accoppiata pianoforte/sassofono.

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Il rischio dietro a un progetto come questo era quello di scadere nella facile truzzaggine, quell’errore in cui sono incorsi praticamente tutti i dj del mondo spinti dal principio del pecunia non olet: grazie a True, al contrario, Avicii riuscirà a guadagnare senza per questo poter essere definito un caprone commerciale. In chiusa alla recensione, ci permettiamo di fare una piccola previsione: aspettiamoci sempre più contaminazioni fra country e dance nel corso dei prossimi mesi, Avicii ha definitivamente spianato la strada.
Unknown

Tracklist

01 Wake Me Up
02 You Make Me
03 Hey Brother
04 Addicted to you
05 Dear Boy
06 Liar Liar
07 Shame on me
08 Lay me down
09 Hope there’s someone
10 Heart Upon my Sleeve
12 Long road to Hell
13 Edom

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