Zoo di 105: chiusa la ventesima e (quasi) perfetta stagione

Si è chiusa la ventesima stagione dello Zoo di 105. E’ stata la stagione di #Zoo20 all’ippodromo di San Siro. E sì che l’evento dell’8 luglio è stato sudato dai cattivi ragazzi dello Zoo. Solo pochi mesi fa era tutto un’ipotesi.

La festa ha dimostrato che 13 artisti ospiti, alcuni decisamente fuori contesto, non erano necessari. Figuriamoci se sarebbero stati necessari i trapper alla celebrazione del programma di “105 Strap”. 

Il risultato è stato di far correre proprio gli spazi dedicati allo Zoo alla festa dello Zoo. Se ce ne saranno altre, si spera che i vertici abbiano capito che allo Zoo basta lo Zoo per attirare pubblico.

Questa è stata la stagione di due rivelazioni. Tra una frattura e l’altra, DJ Spyne ha dimostrato di saper creare scenette. Citando i Cavernicoli: “Brav Digé Spa. Va che ro?”. Forse sull’imitazione di Alberto Gottardo della Zanzara c’è da lavorare ancora. E poi, da gennaio è arrivata la vera voce femminile del programma. Tutto questo dopo iniziative come le “Zoocoline” di anni fa, e esperienze più “redazionali” come quelle della Popi Popi della stessa Chicca.

Lucilla Abbattsta si è presa lo storico “Rocco in Traslation” ed è stata soprattutto la voce del blocco dell’anno, che unisce storia della musica ed emozioni, ovvero Polaroid.

E poi come non menzionare il cinismo del “Dona”, che per certi versi recupera la cattiveria dei primi tempi. Marco Donadoni – se non avesse terrore della diretta – sarebbe l’elemento perfetto per rendere imprevedibile l’unica pecca dello Zoo, cioè gli interventi in onda.

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Senza dimenticare che magari le droghe leggere si possono legalizzare, ma abbiamo vissuto anche senza, quindi un intervento a settimana magari di 13 minuti anche no, c’è la botta ecologista. Ora, è bello che Mazzoli sia ecologista, animalista e tutto ciò che finisce con ista.  Ma il discorso serio me lo puoi fare una volta al mese, massimo a settimana. E poi non puoi lamentarti se posti qualcosa di “serio” e pigli venti like. La gente dallo Zoo vuole lo Zoo, se uno vuole riflettere con continuità va su Radio1. Lo Zoo ha quasi 3 milioni di followers su Facebook  perché è lo Zoo. Un “Greto non Thumberg” li vedrebbe liquefarsi come i ghiacciai. Oltre al fatto che per informarsi ci sono altre fonti. Dai predicozzi animalisti è nata – per altro –  la faida con Cruciani, probabilmente la cosa più inutile in vent’anni.  considerando che si è trattato di un monologo contro un muro di gomma che si limitava a replicare alle parti tagliate dal suo tecnico.

Ai tempi dell’evento per Arianna, una decina d’anni fa Alisei spiegò che la persona che aveva portato il programma a conoscenza di quel caso, cercava di coinvolgere la trasmissione in qualsiasi iniziativa dimenticando che se lo Zoo avesse ridimensionato la propria anima “bastarda”, anche le iniziative benefiche da esso promosse avrebbero avuto poco successo.

E’ un po’ come quando The Edge ha fatto presente a Bono che se gli U2 avessero ridotto il tempo in cui facevano gli U2 per concentrarsi sulla beneficenza, forse anche la beneficenza promossa dagli U2 non avrebbe avuto tutto questo seguito.

Insomma,, serve un elemento di imprevedibilità in onda, uno alla Herbert – come esempio –  che nel discorso serio si infila senza senso mandando tutto in vacca. Squalo non è tagliato per questo ruolo – oltre ad avere cose ben più importanti per la testa di recente – mentre gli ideali sarebbero Dona, Uzzi o Spyne.

Comunque è indiscutibile il ruolo di colonna portante dello  Zoo – assieme a “Tutto Esaurito” – per una 105 che in base ai dati d’ascolto, non ha granché da festeggiare.

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

 

 

 

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".