Vinicio Capossela e la Banda della Posta live all’Obihall di Firenze: la recensione

“Accaniti nella quadriglia chi ti lascia chi ti piglia ding e dang all’incontrè, ding e dang all’incontrè ancor”.

Si riassume con questo verso di ‘Al veglione’ lo spettacolo del Primo Ballo imbastito ieri sera a Firenze da Vinicio Capossela e dalla Banda della Posta: tre ininterrotte ore di musica che hanno trasformato l’Obihall in una vera e propria ‘ball-room’ – per dirla con Vinicio.

Giacca bianca – come in un vero sposalizio anni Cinquanta – immancabile cappello, accompagnato dai suoi anzianotti sodali tutti tirati a lucido e col vestito buono. Ecco come la “Banda della Festa” si è presentata al pubblico fiorentino. Strumenti in braccio e via, danze aperte.

In un matrimonio, le portate più prelibate si tengono alla fine. Ma non nello sposalizio caposseliano: pronti-via e il profeta delle quadriglie tira fuori dal cilindro ‘Con una rosa‘ e ‘Che coss’è l’amor‘,  rivisitate in chiave ritmica e ballabile. Le necessità discografiche lo portano a suonare la maggior parte dei brani della Banda della Posta, ma lui ci mette dentro tutti i pezzi migliori del suo repertorio.

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Ed ecco che dopo un’ora di sfrenati balli, dal walzer al tango, dalla rumba al twist, arriva ‘Si è spento il sole‘, omaggio a Celentano. Si continua con altri brani rivisitati di Salvatore Adamo e degli altri cantanti “di emigrazione ferroviaria”, dice Vinicio.

Le ‘portate’ arrivano imperterrite e il pubblico comincia a saziarsi e a sfiancarsi. Ma non contento, Capossela cala il tris d’assi: prima l’inno alla gio-gio-ia con ‘L’uomo vivo‘, poi un salto da ‘Ciccillo ristorante’ con ‘Al veglione‘ e infine ‘Il Ballo di San Vito‘.

Dopo una breve pausa – il tempo di sorseggiare una birra dietro le quinte e di fare un tiro di sigaretta – la banda riparte. “Ora siamo a fine pranzo – dice Vinicio – quindi ci vuole un brano più lento”. Il dessert del concerto è ‘Ovunque proteggi‘ in chiave acustica, pezzo che forse in pochi si aspettavano, ma che parecchi speravano di ascoltare.

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Siamo agli sgoccioli e Capossela si fa serio. Affianca la Banda della Posta alla vicenda Alitalia-Poste Italiane. Rende omaggio alla “culla del Rinascimento” e a uno dei posti più evocativi della vita notturna fiorentina, il caffè libreria La Citè. Ricorda uno dei miti della città, recentemente scomparso, Carlo Monni. Particolare e profondo il suo rapporto con Firenze, tanto che quasi si commuove di fronte agli sfrenati applausi che il pubblico dell’Obihall riserva a lui e ai suoi compagni.

Dopo lo pseudo-flop del tour di Rebetiko Gymnastas, Capossela è stato capace di rilanciarsi azzeccando l’esperimento, per una volta, italofono, ben rappresentando una penisola che spesso “è mal rappresentata”.

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E se tutti gli sposalizi fossero così, ci si sposerebbe, forse, un po’ più volentieri.

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