Stromae – Racine Carrée: la recensione

Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista” diceva Caparezza, tanti anni fa, in una delle sue canzoni più celebri e geniali: se è vero che esiste sempre almeno un’eccezione che conferma la regola questo è indubbiamente il caso di Racine Carrée, disco del belga Stromae che arriva a quasi quattro anni dall’esordio di “Cheese”.

Stromae, enfant prodige della scena belga/francese, l’abbiamo distrattamente scoperto qualche estate fa grazie alla hit Alors on dance che, in apparenza, sembrava nulla più che una canzone dance accattivante con tutte le caratteristiche della one-hit wonder: fortunatamente, grazie al suo ultimo disco, questo altissimo e magrissimo ventottenne di origini africane ha dimostrato a tutti (compreso Fabio Fazio, che l’ha invitato al prossimo Festival di Sanremo) che la sua musica è tutto tranne che un’accozzaglia di semplici commercialate canticchiabili.

Racine Carrée (scritto e prodotto da Stromae stesso, mica bruscolini) è un disco che parte immediatamente in quarta con il beat ossessivo e martellante di Ta fête, e chiarisce fin a subito il suo obiettivo: far ballare, certo, ma mantenendo una costante attenzione ai testi, costruiti in maniera certosina su una serie di rime che trattano, in maniera più o meno ironica e velata, di alcune importanti tematiche sociali.

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Il giovane Paul Van Haver (questo il nome di Stromae all’anagrafe) canta di razzismo in Bâtard, della falsità e dell’inutilità dei politici in Avf, persino di sigarette e cancro in Quand c’est e di ecologia nell’eccezionale Humain à l’eau (canzone chiaramente ispirata dai migliori lavori di M.I.A.). La cosa divertente è che anche i temi classici come l’amore e le relazioni di coppia perdono tutta la loro sacralità, e diventano oggetti di scherno e divertissement sonoro (stupende in questo senso Tous les mêmes, Formidable e la particolare Carmen)

Nel complesso, il disco è inoltre un importante banco di prova per le potenzialità cantautoriali dell’artista, sempre attento a giocare e mescolare le parole a suo piacimento per creare effetti testuali che diventano il marchio di fabbrica dell’album: emblematico a questo proposito è il primo singolo Papaoutai, dedicato ad un padre che non c’è più.

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Questa “radice quadrata” francofona risulta dunque essere un progetto coerente e matematicamente costruito, un lavoro notevole che, non abbiamo dubbi, sbarcherà anche nel nostro paese e farà sfracelli. D’altra parte, se i nostri cugini d’Oltralpe (abituati a spalmare l’elettronica sulle baguettes) hanno incoronato Stromae artista dell’anno, un motivo ci sarà pure.

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Tracklist

Ta fête
Papaoutai
Bâtard
Ave cesaria
Tous les mêmes
Formidable
Moules frites
Carmen
Humain à l’eau
Quand c’est?
Sommeil
Merci
Avf

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