Ormai l’intelligenza artificiale è sempre più presente nella vita delle persone. Poco per volta sta entrando nella radio e nella musica. Negli ultimi giorni il caso Gisèle col brano “Dimanche Midi Pile” ha portato alla decisione di escludere dalle classifiche brani “non conformi”. Infatti: “FIMI adotta i princìpi per l’idoneità dei brani sviluppati con l’IA nelle classifiche: la nuova policy garantisce che la Top of the Music continui a celebrare la creatività umana, sostenendo al contempo un’innovazione responsabile“.
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L’IA sta poco per volta prendendo spazio nei palinsesti. Una voce non umana presenta i brani nello spazio serale di Radio Capital “Yacht Rock”, per esempio. E in Svizzera, riporta FM-World che riprende swissinfo.ch, fa discutere il progetto Radio Schaffhuuse.
Si legge: “tutti i contenuti informativi continuano a essere realizzati da giornaliste e giornalisti, che si occupano anche della programmazione del palinsesto. Le voci sintetiche utilizzate dall’emittente sono state create partendo dalle registrazioni vocali della redazione, mentre la lettura in onda è affidata all’intelligenza artificiale”.
La “conduzione” affidata all’intelligenza artificiale rischia, non oggi ma forse in futuro, di rendere i prodotti troppo simili. E chi fa radio da decenni non è esattamente entusiasta. In un’intervista concessaci in occasione dei 100 anni della radio, Andrea Torre, una delle personalità più importanti della radiofonia romana, ci aveva detto: “Non contenti noi del settore stiamo consegnando all’intelligenza artificiale le chiavi del nostro lavoro, siamo in procinto di lasciarle il posto al microfono. Si dice “eh ma la IA facilita molto sui contenuti”, come se ciò non fosse un elemento fondante di questo mestiere, come se non fossimo in grado di crearli e trovarli da soli. Non rendendoci conto che nel momento in cui diciamo “ma che figata, con un click in pochi secondi ho a disposizione materiale che avrebbe richiesto ore di ricerca e studio” stiamo segando l’ormai esile ramo su cui siamo seduti. Serve altro per capire il vero stato delle cose? Ovviamente io continuo a lottare con chi come me crede nel peso del fattore umano ed è consapevole che “la radio è chi la ascolta”, ma se il mezzo radio ha deciso di rinunciare alla sua prerogativa di umanità temo ci sia ben poco da fare”.
“Dovremo stare attenti anche noi due”
La settimana scorsa su RDS Filippo Ferraro ed Alessandro Corsi (che nelle scorse ore è diventato papà) hanno parlato proprio del brano di cui abbiamo parlato in apertura, quello di Gisèle. Ferraro ha affermato: “Pensa quando tra trent’anni annunceremo un’unica canzone vera”. Corsi scherzando, ma forse non troppo pensando a quel che potrebbe essere la radio in futuro, ha risposto: “Secondo me dobbiamo stare attenti anche noi due“.
Stefano Beccacece