Possiamo dire che quella in corso è la stagione più anonima della Zanzara?

Mancano tre mesi poco più al termine della Zanzara di Giuseppe Cruciani e David Parenzo. Possiamo cominciare a fare bilanci, e possiamo dire che quella in corso è la stagione più anonima della Zanzara.

Ciò che manca, già dall’ultima fase della stagione scorsa, è l’elemento che del programma di Radio 24 è stato caratterizzante sin dalla sua nascita, ovvero l’imprevedibilità.

Ormai cambia l’argomento – guerra o Covid  che sia – ma non lo schema:  uno dei protagonisti che si posiziona da una parte e l’altro dall’altra.  In particolare Parenzo, che prima della pandemia qualche pensata geniale la tirava fuori, ormai è un disco rotto che urla e insulta prima ancora della sparata dell’ascoltatore o dell’ospite in collegamento. Si  definisce e viene definito co-conduttore, ma la radio non è il suo mezzo, a differenza della TV dove – potendo uscire dall’ossessività  del personaggio – è decisamente nel suo habitat. In radio, Cruciani conduce, Parenzo è il passeggero sul sedile posteriore.

L’opacizzazione del programma parte quando Cruciani dice di non essere certo di voler tornare nella stagione successiva, e infatti nell’ultima puntata dell’estate 2020 afferma: “La trasmissione è in palinsesto, vediamo se me va”.

La Zanzara e la sottrazione

Da un paio di anni a questa parte, La Zanzara va avanti col metodo sottrattivo. Oltre a qualche tormentoni che una volta era tormentone, mentre oggi rasenta la ripetitività, la trasmissione ha perso pezzi importanti. In alcuni casi è intervenuta l’inevitabile mano della Natura che ha portato via interventisti come Donato da Varese, Giovanni da Reggio Calabria e Mauro da Mantova.

Complice la crisi, senza dubbio, non ci sono più collaboratori come Alberto Gottardo (oggi con ottimi risultati a Radio Globo) – il cui ruolo non era così marginale e che comunque ha lasciato in eredità personaggi come Giorgio da Padova, Maurizio Scandurra e l’autore Emiliano Pirri – ed Andro Merkù con le sue millemila voci, che forse – quando ha parlato di chiusura di un ciclo – non è andato poi troppo lontano. E per quanto Radio Monte Carlo e La Zanzara possano risultare due realtà antitetiche, oggi il giornalista triestino ci risulta felice dov’è. Evidentemente, era “ora di finiamola”.  Senza dimenticare gli storici jingles di Pietro La Corte.

Non solo non ci si è preoccupati di non far rimpiangere chi non collabora più, ma di fatto, in cambio, non è arrivato proprio nulla. Insomma, uno dei programmi più innovativi della radiofonia italiana sta scivolando senza troppi scossoni. Come direbbe Freccero/Parenzo: “Daiii non funziooona”.

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

 

 

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".