Pillon su Zucconi: ma dire la propria era obbligatorio?

Di domenica mattina è la notizia della scomparsa dello storico direttore di Radio Capital Vittorio Zucconi. Ciò che non poteva prevedersi era che un senatore – Simone Pillon della Lega, noto per le posizioni estreme su aborto ed affido condiviso – decidesse di esprimere cordoglio in modo poco rispettoso.

A settembre nel TG Zero si era accesa una sorta di “rissa verbale” tra Pillon e Zucconi: “Perché ce l’ha con l’autonomia delle donne?”, “Questa non è una domanda seria”.

Accade così che – a poche ore dalla scomparsa del giornalista di “Repubblica”, Pillon se ne esca con questo post: “Ho appreso la notizia della morte di Vittorio Zucconi. Prego per lui, perché al di là delle inutili e faziose celebrazioni di Repubblica, si salvi l’anima. Ora, dove si trova, vede tutto molto più chiaramente”.

Massimo Giannini – successore alla direzione di Capital dello stesso Zucconi – replica: “Questo signore è un miserabile e Vittorio non ha bisogno delle sue preghiere. Provvederà da solo alla cura della sua anima senza l’aiuto peloso di Pillon”.

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Chiusa qui? No. Perché arriva la contro-reazione di Pillon: “VIETATO PREGARE Vorrei dire ai giornalisti radical chic che non perdono mai l’occasione di riflettere e di tacere, che i cristiani pregano e credono nell’esistenza dell’anima. Si, io prego. E ho pregato anche per Vittorio Zucconi. Questa la mia grave colpa che ha scatenato tante ire: una preghiera. Ho scritto “al di là delle inutili e faziose celebrazioni di Repubblica”, perché l’unica strumentalizzazione l’ha fatta proprio Repubblica, che è arrivata perfino ad utilizzare la notizia della morte di una persona per darmi del pigmeo. Quindi consiglio, ai tre, quattro giornaletti online che fomentano polemiche e dietrologie assurde, di provare a fare meglio il loro mestiere. Una preghiera non ha mai fatto male a nessuno”.

Vorremmo sapere a questo punto, dato che la morte di un uomo è divenuta oggetto di un dibattito partito dai social e rapidamente scaduto: dire la propria – invece di far prevalere il silenzio, visto il ruolo istituzionale che si ricopre – era proprio necessario?

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Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".