Morto Battiato, l’ultimo grande sperimentatore

Era nell’aria da almeno due anni, ma ora purtroppo è realtà. Dopo essersi ritirato ufficialmente dalle scene nel 2019, due anni dopo l’ultimo concerto ufficiale nella sua Catania nel 2017, Franco Battiato è morto nella notte nella sua abitazione di Milo. Quella stessa di cui aveva narrato nella canzone Giubbe Rosse.

Era malato da tempo ma anche molto riservato, e poco si era saputo sulla sua malattia da quando aveva rilasciato il suo testamento artistico con Torneremo Ancora, nel novembre del 2019. In quell’occasione si era discusso a lungo se fosse la canzone d’addio, e benché la cosa fosse stata smentita dal suo entourage, oggi la sentiamo come tale.

Ma molto più significativi erano stati i dischi precedenti della sua lunga carriera. L’esordio in linea con la canzone popolare d’epoca, a Milano, seguito dalla fervida farse sperimental-progressiva di Fetus e Pollution. Poi la virata verso la canzone d’autore con gli eccezionali L’Era del Cinghiale Bianco e Patriots, prima del boom de La Voce del Padrone all’inizio degli anni ottanta.

E pochi oggi ricorderanno che proprio il disco-simbolo di tutta la sua produzione – una sequenza indimenticabile di brani che hanno fatto tutti, nessuno escluso, la storia della musica italiana, all’epoca fu tacciato come un cedimento al “commerciale” dal suo seguito storico di fan.

E invece non era così: era una semplice evoluzione della sua musica che come sempre tracciava la strada. Quell’album era completamente alieno all’epoca in cui usciva, e infatti a differenza di molte altre cose di quel decennio nessuno mai provò nemmeno ad imitarlo. E forse proprio da quel grande successo Battiato cercò di fuggire con i lavori successivi (L’Arca di Noè, Orizzonti Perduti) che si allontanavano nuovamente da quelle sonorità. Chi aveva amato La Voce del Padrone ne fu in parte deluso, ma il re degli sperimentatori stava semplicemente riprendendo la sua strada ed esplorando altre vie; non era certo sua la volontà di cavalcare l’onda di quell’imprevedibile trionfo commerciale.

E infatti se guardiamo indietro al lascito artistico di Battiato non troviamo certo solo canzoni come Centro di Gravità Permanente o Bandiera Bianca, ma anche brani di ogni epoca: senza per forza citare l’abusato La Cura, facile e sopravvalutato quanto l’Hallelujah di Leonard Cohen, preferiamo invece ricordare Lettera al Governatore della Libia con la straordinaria Giuni Russo, Strani Giorni, la summenzionata Giubbe Rosse, E ti vengo a Cercare, No Time No Space.

E ora chi ci aprirà nuovi mondi, rifuggendo dalle mode? Chi inventerà qualcosa di diverso costringendoci a ripensare le forme della musica su cui ci siamo adagiati? Chi creerà quell’effetto straniante con le sue note imprevedibili? Addio Maestro, ci hai lasciato senza eredi. Ma in fondo è giusto così.

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Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Lombardia. Amante in particolare di gothic/dark e progressive rock. Ha lasciato il cuore nei Marillion epoca Fish. Contatto diretto: [email protected]