Linus: quando la beneficenza è intaccata dall’ineleganza

Questa settimana – la prossima vedrà svolgersi l’asta benefica – è la settimana dedicata alla raccolta fondi in favore di un progetto che viene sostenuto da Radio Deejay – in particolare da Deejay Chiama Italia – da dodici anni.

Ogni giorno – il venerdì ci si sposta alle 11:00 invece che alle 11:30 perché l’appuntamento col Bear Grylls dello stivale altrimenti noto come Aldo Rock è imprescindibile –  vengono ospitati  un volontario, o una famiglia o un paziente affetto da una malattia oncologica o neurologica che, proprio grazie al lavoro dei volontari e di chi si occupa della struttura, può vivere una settimana ricreativa. Il periodo ricreativo – completamente gratuito per chi ne usufruisce – è un aiuto anche per le famiglie, le quali hanno la possibilità di staccare dalla quotidianità per qualche giorno.

La finalità è nobile e merita il massimo sostegno (In queste righe non nominiamo l’associazione proprio perché non vogliamo creare equivoci rispetto al nostro obbiettivo, che è un altro). Dunque è giusto raccontare l’attività svolta, è giusto ospitare chi l’ha vissuta come paziente prima e la vive come volontario ora. Ed è bellissimo che l’ascoltatore percepisca la serietà, la competenza  e la passione di chi è costantemente a contatto con i bambini malati. Del resto, se devo essere convinto a donare due o più euro per beneficenza, chi può farlo meglio di coloro che costruiscono la realtà in questione passo dopo passo?

Però poi si apre una questione, Linus che chiude un intervento ricordando agli ascoltatori di “fare il proprio dovere“. La domanda è: ma perché se un personaggio pubblico è autorevole – come Linus può tranquillamente essere considerato – deve fare una richiesta in modo autoritario esprimendosi all’imperativo?

Si tratta di una pessima abitudine dei personaggi radiotelevisivi, nello specifico probabilmente Rita Dalla Chiesa e Barbara Palombelli sono campionesse in assoluto, di esprimersi dicendo “Fate!”, “Donate!”,  “Aiutate!”. Dal punto di vista comunicativo, senza un per favore almeno accennato, e con una persona plurale che è sempre la seconda e mai la prima, un minimo gli zebedei possono girare. Un bel “Per favore, facciamo”, è già più stimolante per chi ascolta, probabilmente.  Tanto più che nella prima settimana di sostegno non c’è nemmeno l’asta benefica, per cui non c’è un “Do ut des”, c’è il do e basta. Non c’è nemmeno il palinsesto-fantasia dello “Zozzoni-Day” o di “Deejay for Children”; perciò cercare di attirare l’ascoltatore facendolo sentire in colpa, non sembra essere la tattica più vincente del secolo.

Qualcuno dirà che l’utente va motivato. Certo, ma è proprio il racconto della vita dell’associazione il più grande spot motivazionale. E poi la beneficenza è una gran bella cosa, ma non è un atto dovuto. E’ improbabile che ognuno dei 5 milioni e passa di ascoltatori di Radio Deejay mandi l’SMS da due euro. Se uno è indeciso e gli dici “Hai un dovere”, quello probabilmente opta per il no, e poi – anche se è seduto davanti al computer di casa sua – magari si sposta su Isoradio, anche se non gli serve a una mazza.

Siamo nell’epoca in cui grazie ai social network si è fortemente ridotta la distanza fra ascoltatore e conduttore, e la coppia Linus-Savino ha anticipato i tempi, portando le due parti virtualmente a contatto con la formula “per osmosi“.

Ecco, dire: “Fai il tuo dovere”, è inelegante perché sembra quasi che di lì a poco arriverà Linus in persona a controllare se i famosi due euro che devi mandare per alimentare la raccolta fondi, stanno ancora impropriamente stressando il tuo portafogli.  Bellissima l’osmosi, bellissimo “One Nation, One Station”, bellissimo una faccia, una razza fra ascoltatori e speaker, ma facciamo che ognuno fa i conti con la coscienza e col salvadanaio  nella propria intimità monetaria. Ok?

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

 

 

 

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".