Le “Così Fan Tutte” stanno alla radio come Vasco sta a Campovolo

Prima di iniziare, è giusto rispondere ad una apparentemente scontata domanda: perché le hai ascoltate per un mese? Semplice. L’anno scorso c’era un bel programma dal titolo”105 Zen” con Niccolò Torielli e Dario Spada (che non avrebbe potuto portare avanti tutta l’estate avendo rimpiazzato DJ Giuseppe).

Era un format quasi non preparato  in cui Spada conduceva e Torielli era il mattatore. Era qualcosa di leggero, frivolo se volete, ma in cui si rideva di gusto.

Quest’anno? Niente Spada dal 5 agosto, ma in compenso sono arrivate Chiara Carcano, Arianna Bertoncelli e Alessandra Gallocchio, meglio note sul web come le “Così fan tutte“, con Torielli ridotto al ruolo di unico elemento del quartetto con una dimestichezza minima col mezzo radiofonico, e relegato al ruolo di moderatore (o badante) del trio femminile.

Risultato? Due palle (di Mozart, per restare in tema). In pratica un programma spensierato è stato ridotto a un mega argomento del giorno, una fascia di RDS senza la professionalità di RDS.

Eppure il precedente c’era: da febbraio le CFT conducono ogni sabato e domenica “Così fan tutte a 105“. Già in quel contesto si poteva percepire un trio di persone che tendono a parlarsi addosso, a sfiorare l’urlo per sovrapporsi meglio, e a riempire il vuoto con la sagra delle banalità.

E torniamo al punto di partenza: perché ascoltarle? Sapete, se uno magari non va in ferie, cerca compagnia – e se possibile divertimento –nella radio. Poi Torielli era quel fuoriclasse che dava qualche speranza nonostante un collettivo,calcisticamente parlando, di scarponi. Insomma: 105 Zen era la tipica squadra dal glorioso passato che seguivi per passione anche sapendo che la retrocessione sarebbe stata inevitabile.

E poi, tra un ascoltatore fedele ma deluso (e  anche un po’incazzato)e tre ragazze che in radio sono meno credibili di un concerto di Gino  Paoli aperto dai Metallica, chi è quello fuori posto?

Ok,qualcuno dirà: mentre il collega sta refreshando la macchina dei messaggi si dimenticano di essere in onda e che quando si fa radio bisognerebbe  parlare, però sono di una simpatia travolgente Sì, certo. Infatti anche quando aprivano ogni intervento simulando la tipica felicità dell’animazione di livello infimo in discoteca, erano coinvolgenti meno di un libro di Bruno Vespa tradotto in lituano.

Il dialogo standard  su qualunque argomento -spostato prettamente su punti di vista femminili dato che le conduttrici erano 3 contro uno-era più o meno così:  Si stava meglio quando si stava peggio. Sì,ma non ci sono più le mezze stagioni,sì ma l’Italia è bella tutta, sì ma Venezia è  bella,ma non ci vivrei, si però la festa della donna dovrebbe essere tutti i giorni e non solo l’8 marzo, si ma dopo la pioggia fa più caldo, sì ma io mangio tutto e non ingrasso,sì ma un bacino e passa tutto.

Adesso, voi potete anche pensare che forse abbiamo calcato un tantino la caricatura, ma possiamo assicurarvi che almeno due delle frasi di cui sopra-nell’estate 2019-sono state dette sul serio, più tante altre. Roba che  a un certo punto anche i luoghi comuni abbassavano la serranda restando chiusi per sciopero.

Dunque, ricapitolando: conduzione radiofonica? No. Simpatia? Nemmeno. E quindi? Son belle. Cosa apprezzabile se non fosse che il pubblico era radiofonico, e poi sarebbe meglio avere un o una speaker che magari ti pietrifica con uno sguardo, ma che sappia condurre o  intrattenere. 

C’è un altro punto di cui parlare: il racconto della serata in ogni singola puntata. Dato che il Salento è stata  la meta più battuta dell’estate, e dato che per ora non risulta esistano versioni umane di Expedia,  si presume che chi ha voluto informazioni sul Salento le abbia trovate comunque, e che Gallipoli si sarebbe riempita lo stesso anche senza il racconto di normalissimi frammenti di vita. Il punto è:  ma se nell’aneddoto che mi racconti non c’è un episodio  simpatico o divertente -cosa che invece l’anno scorso accadeva di continuo – cosa me lo racconti a fare? Cioè: a me, di sapere – tra le altre cose – che a un certo punto una delle 3 ha avuto questioni intestinali – cosa dovrebbe interessare?

Attenzione, anche se chi scrive avrebbe lasciato le CFT confinate al ruolo di Charlie’s angels dell’indigenza, nessuno si sarebbe opposto ad una collocazione nella programmazione estiva in una fascia tutta per loro (così da poterla evitare). Ma perché inserirle in un programma divertente come “105 Zen“?

Naturalmente vogliamo rivolgere un doppio augurio:  speriamo che Bertoncelli  Carcano e Gallocchio possano avere successo su tutti gli altri media,  auspicando anche che le stesse si limitino presto, anche se sarà difficile, ad accenderla la radio. Del resto aver fatto un lavoro che palesemente non è nelle proprie corde,non vuol  dire non aver lavorato.

Mazzoli e Palmieri, perché?

Un ultimo pensiero va ai “produttori” di “Così fan tutte a 105”, il conduttore ed il tecnico dello Zoo di 105, Marco Mazzoli e Pippo Palmieri chiedendo loro: perché?

A febbraio avevano annunciato il nuovo programma: “Le abbiamo trovate su Instagram, e abbiamo pensato: perché non provarle in radio? Hihi”. Ancora risuona nella mente di chi scrive quel ghigno ai limiti dello strafottente da parte di Mr.Masterclass. Sarebbe poi da sorvolare sulla frase successiva: “Loro sono lo Zoo al femminile”. Roba che uno non sapeva se provare pena, pietà o sperare in un T.S.O. Tra lo Zoo di 105 e le Così fan tutte c’è la stessa pertinenza che corre fra il tofu e una macelleria.

Ma il peggio è venuto nelle puntate della passata stagione del programma più ascoltato d’Italia. Mazzoli: “Mi fate fare i complimenti?”, e Noise, che evidentemente quel giorno -nella settimana successiva all’esordio del trio – aveva dimenticato di parcheggiare il servilismo a debita distanza dalla radio: “Se non l’avessi fatto tu, l’avrei fatto io”. E Palmieri:“Belle fresche!“. Sì, certo, come la braciola fuori dal frigo ad agosto. Da allora, tentativi di fidanzare Squalo con la single delle tre, interessantissimi interventi su post trattanti secchezza vaginale etc etc..

Qui il punto è: lo Zoo è il programma di Mazzoli. Decide lui chi inserire nella squadra. E’ lo stesso principio in base al quale anche da questo blog abbiamo difeso i ritorni di Noise, Alisei e Wender. Perché non tenersi le proprie “scoperte” col rischio di ritrovarsi con almeno un blocco brutto a puntata ma senza perlomeno deturpare altre fasce o altri programmi?

Tralasciando tutti i discorsi triti e ritriti sul merito e sulla radio che dev’essere fatta da chi sa farla senza cedere ai social (e ad eventuali insta-rigonfiamenti,aggiungiamo noi) è giusto che Masterclass & Polliciaio sappiano che anche se sono fondatore e tecnico del programma più ascoltato d’Italia, sarebbe meglio se non facessero della radio il proprio pitale sperimentale.

Continuare a promuovere ciò che in fondo non dà nessun motivo per essere promosso, oltre a non essere un esaltante biglietto  da visita, è anche qualcosa non di sbagliato, ma semplicemente di ingiusto. Specie da parte di chi in questi anni ha sfottuto fior di colleghi come Cattelan (aria fritta) o Beppe De Marco.

Qualcuno penserà: e Squalo? E 105 TRAP? Il primo alla radio serve per essere preso in giro e creare contenuti comici; l’altra è una moda su cui la radio ha puntato – sbagliando quasi certamente -per cercare di acchiappare qualche ragazzino.A cosa sia servito “Così fan tutte a 105” e ciò che ne è conseguito ancora non si sa.

La radio è una cosa seria, per chi la fa e pure per chi la ascolta. E’ brutto doverlo dire,ma dopo quanto di splendido fatto in questi anni,Mazzoli e Palmieri ci hanno rifilato uno dei prodotti peggiori dai tempi dell’E.I.A.R.

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

 

 

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".