La Zanzara: sei Gottardo e ti tirano le pietre

Forse, il punto massimo l’abbiamo raggiunto ieri a La Zanzara. Mauro da Messina battaglia con Parenzo, ma lo confonde e insulta Gottardo. Ormai Alberto Gottardo è una calamita acchiappa insulti anche quando tace.

Come abbiamo già scritto, la posizione più ragionevole sul Coronavirus – fatto deducibile anche da come si sta comportando il resto d’Europa dopo di noi – è stata quella di Parenzo, seguito poco dopo da Cruciani coi guantini blu e frasi insospettabili da parte sua come: “Non litigate, il paese ha altre priorità”, e “Abbracciatevi, dai”. Credevamo di morire prima di sentire Cruciani affermare “Il Paese ha altre priorità”.

E si che di mezze vaccate o vaccate intere in questi giorni Gottardo – presente in tutte le puntate dopo essersi beccato del “Criminale” ne ha fatte diverse, tipo dire ad un ascoltatore che  lavora in un ospedale “Lavori così tanto che da 5 minuti parli con noi”, o dire il 6 marzo: “dal punto di vista batterico è più pericoloso leccare la vagina dopo 5 ore in discoteca“, o dare a Parenzo del “cagasotto” quando ha deciso di trasmettere da casa o insinuare una sua presunta indulgenza nei confronti de La7 sulla questione Panzironi-Agcom. Tuttavia a questo nuovo sport da quarantena in mancanza di podismo, cioè il tiro al Gottardo, noi non vogliamo partecipare.

Abbiamo già detto che ci sembra improbabile fare una statistica riguardante un fenomeno totalmente nuovo, e altro errore di Gottardo è stato definire Sgarbi “un gigante”. Così  la gente pensa che Gottardo = Sgarbi. In realtà poi se andiamo a vedere Gottardo va la mattina a fare il suo programma  per fare la radio in modo professionale, va a Radio Café  per fare La Zanzara la sera, e a fare la spesa. Lavora, e sfama la famiglia. Che comportamento anarchico. 

Abbiamo deciso di scrivere questo post, perché sono giorni che Parenzo imputa la frase: “E’ solo un’influenza” e Gottardo replica: “Non lo trovi”. Gli eventuali atteggiamenti spiacevoli – nel suo programma si è pure fatto tossire in faccia -da parte di Gottardo, sommati non fanno comunque un virgolettato. Criticare un comportamento e attribuire una frase specifica sono due cose diverse. C’è? Tiratela fuori. Non basta dire “C’è l’audio” come rafforzativo. Non basta dire che c’è l’audio così siamo tutti convinti dall’ipse dixit al quadrato, ovvero Parenzo ha detto che Gottardo ha detto, quindi Gottardo ha detto.

Anche perché in questi giorni di perdita dell’autocontrollo a Parenzo è scaduta la licenza del bon ton. Nella vicenda Panzironi stava giustamente dicendo che un conto è permettere a qualcuno di sponsorizzare i propri intrugli, mentre un altro è mettere questo qualcuno davanti ad un contraddittorio feroce. Stava argomentando bene, e il concetto è arrivato sulla distanza; ma poi è  arrivato il “grassone di merda“. Da appartenente alla categoria, chi scrive ringrazia sentitamente, ma il punto è che se vuoi fare le pulci a Feltri perché dice nero invece di scuro, se vuoi essere più boldriniano della Boldrini, certe uscite devi evitarle, “morto di fama” in primis, visto che per il politicamente corretto dilagante, ogni affermazione andrebbe dimostrata.

Punto più basso della schermaglia è stato venerdì, con in collegamento una povera donna che non ha potuto assistere il padre morente perché all’estero. Bassezze reciproche possono anche andar bene per lo show, ma con al telefono una storia simile, anche  quello che pare essere sempre più livore  da parte di Parenzo, è del tutto fuori luogo.

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

 

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".