La radio ha anche ascoltatori difettosi

La radio ha anche degli ascoltatori “difettosi”, che dovrebbero imparare ad apprezzare un’emittente per come viene fatta e non per quel che viene detto. A molti non piaceranno programmi come “Lo Zoo di 105” e “La Zanzara”, ma in questo caso, probabilmente, non sarà gradito tutto il prodotto. Ci sono persone che hanno un’idea di ascolto piuttosto strana.

Quelli che “ascoltare una radio” significa essere d’accordo con tutto ciò che viene detto

Gli ascoltatori che vado a descrivere, sono tipici delle radio prettamente sportive. Qualche giorno fa discutevo su un gruppo Facebook dedicato ad un’emittente calcistica, di un determinato giocatore. Mi permettevo di essere in disaccordo con un giornalista-conduttore della radio, Tra i commenti, qualcuno concordava, qualcun altro dissentiva, sino a quello che: “se non ti piace quello che viene detto, non ascoltare più”.

Cioè, tu riesci a essere d’accordo con tutto quello che viene detto in 12-14 ore di palinsesto live? Beato te! Mi pare strano, in quanto forse a Radio Pyongyang diranno tutti la stessa cosa. Nelle radio tipiche del mondo libero – anche quelle schierate politicamente – ci saranno sfumature che differenzieranno il pensiero di conduttori di fasce diverse, ma anche di conduttori dello stesso programma. Se uno alle 11 dice bianco, e un altro alle 16 dice nero, come fai ad essere d’accordo con entrambi? Da qui passa la differenza tra chi la radio la sente e prende tutto per buono da “tifoso” – e basta anche un sottofondo – e chi la ascolta.

Poi, secondo te io – perché un conduttore dice qualcosa che diverge dal mio pensiero su un singolo argomento – dovrei negare che  quel programma mi piace, che tutto sommato quella radio mi tiene compagnia e che quello speaker, pur pensandola diversamente da me, è comunque valido?

Quelli che “Come giustifichi il pensiero del tuo collega?”

Le radio calcistiche hanno tante ore di linee aperte. Prima o poi, chiama quello che: “perché tu dici questo, se il tuo collega ha detto quest’altro?”. I più estremi chiedono addirittura conto di affermazioni fatte in radio concorrenti.

Il problema è la pretesa del pensiero unico, per non essere costretti a dover ragionare su punti di vista diversi, ostili verso un ascolto meccanico.

Ma se sono le 17:00, e in onda ci sono io, perché – invece di eventualmente contestare ciò che dico io – mi vieni a parlare di ciò che ha detto il mio collega alle 10:00, che magari non ho ascoltato perché dormivo, o perché mi sta antipatico,  quindi non sono in grado di risponderti in modo esaustivo, e comunque parlare di altri non sarebbe corretto?

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".