DJ Ringo: “In radio c’è gente pagata per portare click a cui non frega un ca**o della musica.I trapper?Zero trasgressione”

Il conduttore e colonna portante di Virgin Radio Ringo ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Libero; intervista nella quale dimostra di non avere peli sulla lingua a proposito di politica, musica e radio.

Il cattivo gusto musicale moderno:La gente è stata disabituata a scegliere la qualità. È altissimo il numero di persone che vanno sul commerciale, e che la qualità nemmeno più la accettano, perché costa troppo. I suoni e testi riflettono lo stato della società. Che oggi è trash. Uno che fa musica impegnata non emerge. E nessuno investe più su cose alternative. D’altronde, perché farlo, se una copertina con Greta Thunberg o Carola Rackete vende più copie?”.

Ringo contro i talent: “In 15 anni, quanti nomi ricordi che hanno funzionato? Due, tre? Non è poco rispetto a migliaia di partecipanti? Sono artisti tarati per la tv, fuori dal programma non combinano niente. Ragioniamo: se hai una pizzeria gourmet e vendi la pizza a 20 euro, ma dopo un mese ne aprono 4 economiche affianco alla tua, che mozzarella ci metteranno sopra? Giocando a ribasso, ne paga tutto. Fate pure i vostri noiosi talent, ma non rompetemi le palle col fatto che non troviate qualità e talenti in Italia“.

Anche Ringo non apprezza  la trap: “Trasgressione zero. Fanno le stesse cose che facevamo noi nel ’78. Si tingono i capelli, si tatuano, indossano spille ed orecchini. Solo che, quarant’anni fa, il punk cantava la ribellione, la voglia di esplodere. La ribellione odierna sta ne calarsi di MDMA per sentirsi meglio?”.

Ma il DJ non è tenero neanche col reggaeton:  “Non sopporto questi fiumi di reggaeton americano ed inglese. Ma sopratutto, quello degli italiani, che, per tenere la nota identica ai suoni del genere, che non ci appartiene, storpiano le voci, facendo finta di cantare in inglese, ma poi sono parole italiche. Ricordano Frank Sinatra, quando cantava in italiano e ci pigliava per il culo. Un cantilena terribile, che le radio non ci risparmiano, ovviamente”.

Virgin VS radio generaliste: “Beh, quasi 3 milioni di ascoltatori, per una radio di genere, come quella che faccio, che sarebbe per certi versi ‘di nicchia’, ne valgono almeno 10 di una generalista. Mi impongo di ascoltare gli altri, spesso mentre viaggio. Le notizie si ripetono, e non esiste ricerca nel differenziare l’informazione in onda. Molti speaker si sono ridotti a dare ricette: le ho sentite a mezzogiorno, poi alle 15, e alle 18. Quando pongono quesiti più seri, il testimonial non c’entra niente con l’argomento, del tipo: parlano di legge e chiamano uno chef a rispondere. L’importante è che sia un personaggio celebre”. 

La radio paga chi porta click:Il trend, negli ultimi anni, è stato mandare in onda gente a cui non frega un cazzo della musica, ossia pseudo attori, ex veline, influencer. La radio paga chi porta click. Vedo tanti giovani che, anziché cercare notizie diverse o inventare slogan, cosa che non fa più nessuno, perdono tempo a fare i selfie davanti al microfono. Torniamo, piccoli e grossi, a creare vivai di talenti! Arrivano in onda ragazzi che non sanno muovere un cursore o aprire un microfono, non sanno cosa sia un campo vibrante. Un ragazza, anni fa, mi chiese: Cosa sono i Larsen, una piccola band?”.

Manca una vera selezione musicale: “Gente che vigila sul serio non ne vedo. Se una canzone è una tamarrata, non devi programmarla. A Virgin sto attento, e più di qualche artista l’ho lanciato, anche se non italiano, potrebbe obiettare qualcuno. Non è vero che seguiamo tutti ‘gli algoritmi’. Nella mia radio, a scegliere ci sono professionisti come Alex Benedetti, Pf Colombi e Barbara Terrile, tra gli altri. Quando arrivano i dischi nuovi, ci sediamo tutti assieme ad ascoltarli. C’è il contributo umano di ognuno di noi. Siamo lì ‘tutti’. E questo manca in molte radio, oggi. Ecco perché, alla fine, vengono soverchiate dal marketing, dal commerciale, dalla più becera richiesta popolare. La tv, per finire, disturba. Chi fallisce da quelle parti, ce lo ritroviamo spesso in onda”. 

Virgin Radio dal 2007: “Virgin è stato il primo network rock italiano nazionale, e nacque in un periodo di crisi nera. Facciamo tanto, anche con la tv, ed è tutto gratis. Non è facile sopravvivere. A molti gliela farei spegnere, e farei ascoltare loro altre radio, per vedere cosa pensano del resto. Tra l’altro, i cari amici di Spotify Italia hanno copiato la mia Macchina del tempo da Revolver. Perché le cose non le facciamo assieme?

Ringo e il futuro: “So benissimo che non posso andare avanti all’infinito, ma fino a quando non esce qualche giovane che mi spodesti, io vado avanti. Mi vedo molto come Clint Eastwood e Iggy Pop. Vecchi ma bastardi. Il corpo è invecchiato, l’anima resta rock and roll e famelica. Vorrei tornare a lanciarmi col paracadute. Mai dire mai”.

 

 

 

 

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".