Considerazioni semiserie su m2o: come può avere successo una radio che fa di tutto per non avere una propria identità?

Non essere albertiniano di ferro da almeno una quindicina d’anni, ma allo stesso tempo non essere uno degli ultras di m2o convinti che si debba andare in Via Massena a contestare muniti di pollo di plastica, consente di analizzare la situazione in modo abbastanza neutrale sapendo sia che m2o, radio allo stato puro, non tornerà mai, ma anche non considerando il capostazione innovativo a prescindere.

Ebbene, dopo quasi tre mesi di ascolto possiamo dire che m2o ha le stesse possibilità di successo che avrebbe Amedeo Minghi se si cimentasse nella trap.

In principio – nei primi giorni di aprile – non si poteva dire che la radio fosse brutta, ma il problema è stato dal primo minuto quello della ripetitività del palinsesto. Ti ritrovi con 13 ore nelle quali si alternano delle voci singole che fanno la stessa cosa, procurandoti la stessa emozione che ti procurerebbe un’obliteratrice.

In pratica è come andare alla sagra della pastasciutta, dove mangi tipi di pasta diversi ma conditi sempre con lo stesso sugo. Al terzo piatto sei irrimediabilmente stufo. Se poi volessimo usare un altro paragone alimentare, potremmo citare l’insalata russa: all’inizio ne mangeresti a quintali, ma dopo poco ti accorgi che senza del pane, dei grissini o dei crackers, a smorzare, scatta il senso di nausea.

Qualche speaker, in alcuni post parla di “squadra”: ma anche in virtù di quanto scritto sopra, chi domina è il singolo. In un’era così “social”, tutte le radio cercano di far sentire l’ascoltatore più vicino, e membro di una comunità. Si tratta di una mera illusione, che però a livello comunicativo funziona alla grande. Da aprile non c’è ancora stato un motivo valido per sentire l'”appartenenza” a m2o. In attesa di dati concreti, sembra che la radio sia fatta per accogliere il fan del singolo conduttore; ma il fan del singolo conduttore non ascolterebbe né la fascia precedente, né quella successiva.

Ecco perché l’autore di queste righe predilige ascoltare per una o due orette Ilario. Se non altro per la storia che ha avuto e per quello che è stato.  Una volta che hai scelto il tuo speaker preferito, il resto diventa trascurabile. Non brutto, forse, però trascurabile. La disomogeneità d’ascolto è assai probabile.

Qualche dubbio sorge pure sulla definizione di radio “Dance”. Attenzione: dance è una cosa, mentre il significato di “ballabile” è un attimo più ampio. Volendo, anche Casadei può essere racchiuso nel “ballabile”. Fra l’altro, la nuova m2o è partita ad aprile, cioè nel momento in cui fioriscono i tormentoni estivi. E la caratteristica del tormentone estivo qual è? Il ritmo. Dunque, ecco che qualsiasi cosa abbia un minimo di ritmo accattivante, finisce nella rotazione di m2o. Tormentoni estivi in primis. Per riscoprire la vera “Dance”, bisogna rifugiarsi negli “m2old”.

Di certo, se m2o può essere considerata una radio “verticale” e “di genere”, allora RDS può tranquillamente sembrare il paradiso degli amanti dell’heavy metal. Eppure il vanto del nuovo corso è quello di essere una discoteca, intesa come “raccolta di dischi”; un posto nel quale l’ascoltatore potesse scoprire novità di genere. Ecco, al momento, se Albertino non voleva “musica che si ascolta nei cessi degli autogrill”, bisogna dire che la “sua” radio trasmette cose di poco superiori all’autoscontro.

E siccome c’è grande ricerca in ambito musicale, ecco che – dopo mostri sacri come Giorgio Moroder e Stefano Fontana – nello “Special guest”arriva Gianluca Vacchi;  una cosa che ha fatto traballare anche l’albertiniano più convinto. Il bello è che lo station manager, nella famosa intervista della carta bianca, aveva specificato – su domanda live di un lettore di DJ Mag – di non avere rapporti con la trance. Quindi: la trance no, ma Gianluca Vacchi sì. Ok.

Quanto a “flusso”, m2o ha deciso di superare autentiche corazzate del radio-bavaglio come R101 ed RDS, ma quando inizia “Albertino Everyday”, ecco che l’emittente diventa “talk”.

Parlavamo poco sopra del senso di appartenenza: la più grande dimostrazione l’ha data sabato la festa di Radio Deejay. Non sappiamo quanto le generazioni future saranno coinvolte, vista tutta la tecnologia circolante nel mondo moderno, ma il successo di Deejay è stato costruito  in 37 anni da Claudio Cecchetto prima e Linus poi. Si va da Deejay Television,al jingle del “premio fedeltà” alle canzoni di Natale, alle – piacciano o meno – Deejay Ten. m2o? Questa cosa di essere la “sorella” di Deejay ha forse preso troppo la mano. Sorella o Cenerentola? Già il claim “Deejay Station” ha abbattuto anche gli ultimi romantici reduci dalla “vecchia” m2o, ma sabato si è raggiunto il paradosso.

Col fatto che alcuni membri dello staff siano o siano stati legati ad entrambe le radio, ecco che su m2o si reclamizzava l’esibizione del Deejay Time – Albertino, Molella, Fargetta e Prezioso – alla festa di Radio Deejay. Praticamente, la festa di Radio Deejay ha costituito la prima occasione pubblica dello staff di m2o, nel quale va conteggiato – oltre ai sopracitati –  anche Wad. C’è chi, sempre facente parte della squadra di m2o, ha condiviso sui social on foto o video propri della festa – non ci sarebbe stato nulla di male ammesso che abbia potuto esserci – ma direttamente il video ufficiale di Radio Deejay. Così, giusto per radere definitivamente al suolo le residue speranze identitarie.  Lo stesso Albertino dovrebbe ricordare che quello degli “Amici della cassettina”, in fondo era un gruppo, seppur virtuale. m2o, sorella o succursale?

Nella recente intervista a Rolling Stone, il capostazione ha fatto sapere che all’inizio, per la comunicazione si voleva usare l’espressione “Finalmente!“, ma poi si è deciso che ciò dovesse arrivare dagli ascoltatori. E’ interessante come, anche nella celebrazione del nuovo progetto, ci sia stato un limite che non si è voluto oltrepassare per non cadere in qualche eccesso. Stiamo parlando della stessa comunicazione che da febbraio ha martellato col concetto “adesso cambia tutto”, errore colossale, e che meno palesemente ha fatto intendere agli appassionati della vecchia radio che si sono sbagliati per 17 anni.

Il successo di m2o dipenderà da quale prevarrà fra due visioni: da una parte Albertino sostiene che Spotify e YouTube “guidano” l’ascoltatore con l’algoritmo, quindi la radio può servire a scoprire dei nuovi successi; dall’altra parte, Dino Brown sostiene che a livello musicale la radio oggi si “costruisce” mediante lo stesso Spotify.

Infine:  Albertino ritiene che la radio si riscopre al tempo della “prima macchina”, quindi è necessario avere un segnale forte. A parte che  oggi auto nuova, per chi può permettersela, è equivalente ad autoradio con DAB integrato, ma soprattutto: se sei convinto che siano ancora necessarie le frequenze FM, perché hai accettato di dirigere una radio che come elemento fondativo ha quello di non avere frequenze?

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".