Babylon chiude: ultime due puntate

In questo weekend si potranno ascoltare quelle che saranno le ultimi due puntate di Babylon,programma di Carlo Pastore, andato in onda per nove anni.

L’emittente sceglie di chiudere l’esperienza della trasmissione che ogni weekend – dalle 23:00 – trasmetteva musica internazionale, ospiti live e mix esclusivi,

Questo è il post con cui Pastore annunciava la chiusura qualche giorno fa: “E’ il giorno del mio compleanno e io ho una riunione fissata alle 17. Fuori fa un caldo torrido, io ho la testa che gira un po’ e la maglietta bianca che fa fatica a respingere l’assalto del sole. Mi dirigo verso la RAI con grande tranquillità. In fondo so a che cosa sto andando incontro. Mando un messaggio a Fabrizia, che mi dice di salire nella “stanza di Renzo”. Sorrido. Renzo Ceresa è stato praticamente per tutti i dieci anni della mia collaborazione con la RAI il curatore dei programmi che ho fatto (e di tanti altri capisaldi della produzione del Centro di Milano: Caterpillar, Pascal, Condor, Miracolo Italiano…). E’ andato in pensione qualche mese fa. Rientrare in quella stanza spoglia delle sue foto, dei suoi libri e della sua presenza è alquanto strano. C’è puzza di chiuso, di polvere. Ad aspettarmi c’è la capostruttura di Roma. Ci sediamo ma non per molto: dopo i primi convenevoli, giungiamo al punto. E’ tutto veloce. Fabrizia mi accompagna all’uscita con il consueto affetto, ha fatto il massimo per noi – io le sono molto grato per questo.

Riabbraccio il caldo e decido di farmi una passeggiata, così sciolgo un po’ il nodo in gola, e cerco una panchina all’ombra dove possa sedermi per dirlo a Gianluca, Marta, Elisa. Arrivo fino in Arco della Pace, trovo uno spazietto a fianco ad un turista orientale alle prese con una macchina fotografica. Apro What’sApp, gruppo “Bellamusica®”. Scrivo: “Ciao Clique. Ho incontrato la nostra capostruttura. Radio2 non ha interesse a mandare avanti Babylon nella prossima stagione. Inutile dirvi che le ho spiegato il nostro punto di vista, ma vogliono una radio più generalista. Spiace molto, ma così è”. Invio. Non sono sollevato ma svuotato. Era chiaro che prima o poi il nodo (in gola) sarebbe arrivato al pettine. E così, con grande professionalità e serenità, è stato.

In queste nove stagioni abbiamo avuto la fortuna di poter creare una oasi incontaminata che è stata – secondo me, ovvio – un vero e proprio laboratorio d’ossigeno per la radio e la musica in Italia. Abbiamo preso gli storici studi della Rai di Milano, bellissimi ma un po’ attempati e in fondo poco utilizzati, e li abbiamo aperti alla contemporaneità: dentro Babylon non è mai stata una questione di genere, piuttosto di talento e possibilità, di visione e prospettiva, locale e globale. Inutile farvi l’elenco degli ospiti, del fatto che (esempio) la prima intervista ufficiale mai fatta a Niccolò Contessa de I Cani o addirittura Fedez sia stata proprio a Babylon. Senza mai ergersi in cattedra, ma con l’idea di fare un programma godibile e fresco, “di tendenza, non di nicchia”, hanno detto gli *esperti*.

Dentro Babylon gli artisti più nuovi hanno avuto la possibilità, spesso la prima vera e reale, di confrontarsi con un media ufficiale e pubblico, potendo esprimersi in un ambiente comprensivo e friendly, esibendosi con tre brani originali più intervista qualora fossero ospiti, insomma con l’idea di prendersi il tempo necessario per capire e scoprire le cose in un mondo che brucia in fretta. Provate ad ascoltare la radio italiana e trovare qualcosa del genere: non c’è. Non perché siamo più belli o bravi degli altri – anzi – ma perché noi abbiamo pensato fosse giusto farlo così. E della possibilità di farlo con questa totale autonomia dobbiamo ringraziare la radio pubblica, perché è solo in questo contesto terzo rispetto alla lotta del mercato che è possibile prendersi gli spazi e il tempo necessario a costruire qualcosa di diverso.

Il mondo, ovviamente, cambia. Lo sappiamo tutti. Cambiano i governi, i papi, i direttori. E cambiano anche i programmi, soprattutto quelli longevi. Guardate anche solo Radio2: dell’arcipelago dei programmi musicali che furono non è rimasto praticamente nulla. Nelle ultime quattro stagioni il livello di comprensione fra programma e rete è stato ai minimi termini. La direzione editoriale si stava trasformando (e si è trasformata) in qualcosa di completamente diverso dalla nostra mission. Per me non bisogna cercare artisti famosi per aggrapparsi alla loro visibilità: a me piace costruire contesti-media dall’identità solida, che sappiano, con la loro propria personalità, dare visibilità a chi se lo merita. Cambiata l’aria, abbiamo difeso il programma con i gomiti alti, non per tutelare il nostro lavoro tout court (anche, ovviamente) ma soprattutto per preservare questo spazio d’ossigeno. Mi è piaciuto così tanto questo programma che nel 2016 ho rifiutato una proposta importante su una radio blasonatissima per continuare a farlo: non me ne pento, è stato appunto bellissimo farlo per altri tre anni.

E’ stato un viaggio stupendo, e di questo devo ringraziare anzitutto Radio2 che ce ne ha dato l’opportunità. Voglio però abbracciare soprattutto i miei compagni e le mie compagne: Gianluca, Marta ed Elisa Bee. Non l’ho mai detto loro, ma mi hanno insegnato tanto e insieme abbiamo davvero affrontato ogni tempesta con grande compattezza, e non posso fare altro che ringraziarli (ora basta che dobbiamo ancora registrare le ultime due puntate poi piango). In Rai ho conosciuto professionisti super come l’amico Lorenzo Lucidi, la generosa Fabrizia Brunati e tutta la squadra di Milano (dai conduttori ai programmisti, tutti seriamente eccezionali), per non parlare dei tecnici, soprattutto il nostro Tony Faranda che ci ha seguiti quasi sempre. Voglio ricordare anche al direttore Mucciante che decise di accendere uno spazio come Babylon; la buonanima di Gerardo Panno e il professore del rock Rupert Bottaro, gente che ha sempre amato la musica. Infine, voglio ringraziare tutti voi che ci avete ascoltato e seguito, e ci avete voluto bene: un vostro complimento vale 1.000.000 di inutili like su Facebook.

Mentre camminavo intorno a Parco Sempione, mi è sovvenuto alla mente il messaggio profetico (o semplicemente molto saggio) che proprio Renzo mi mandò dopo essere andato in pensione: “stai in RAI finché ti verrà assicurata la libertà d’azione, altrimenti non perdere tempo qui”. Ecco oggi ho bisogno di ripensare un po’ alla mia libertà d’azione e capire cosa fare, radiofonicamente parlando. Mi spiace solo non essere arrivati alla decima stagione tonda, ma io in fondo non sono mai stato un dies e nemmeno un dios. Forse – simbolicamente – è giusto chiudere a 9 stagioni, da veri bomber hegeliani, la tesi l’antitesi e la sintesi per tre volte. Babylon è stato il percorso che ho fatto per riappropriarmi della mia vita e della mia verità dopo la giovanile sbornia televisiva. L’abbiamo fatto assieme, ci è piaciuto e sono sicuro che ha lasciato qualcosa là fuori. Ora ci aspettano le ultime due puntate, quelle del weekend che arriva. Poi chissà cosa ci aspetta: “il futuro sorride a quelli come noi”, si disse quella volta.

#BabylonRadio2
#Bellamusica”

Il destino di Babylon appare segnato, anche se guà nel 2016 ci fu un tentativo di chiusura, ritirato poi per le proteste dei fans.

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".