Avvertite J -Ax che 2030 si sta realizzando con un decennio d’anticipo

Ad un mese esatto dall’uscita del nuovo album “ReAle”, viene in mente un pezzo del passato di J – Ax (all’epoca in versione Articolo 31) risalente al 1996, ovvero a 24 anni fa.

Ci sono delle quantomeno curiose analogie fra l’epoca che stiamo vivendo e parti del testo basato su un futuro apocalittico di “2030”.

L’idea che quanto scritto si stia realizzando con un decennio d’anticipo, ci è passata per la testa già a novembre 2019, quando abbiamo visto i tuffi in Piazza San Marco, a Venezia “Venezia affonda”. E ovviamente in questi giorni non abbiamo potuto non pensare – dati gli sviluppi dovuti al contagio da Coronavirus – al “virus che si prende tramite il sudore, e in 90 ore si muore. L’HIV in confronto sembra un raffreddore”. Tra l’altro, fra le tante voci incontrollate a proposito del virus cinese che sta innegabilmente condizionando le nostre vite, c’è stata anche quella dell’esperimento bellico sfuggito. E la conseguenza che oggi vediamo è che “Ognuno è chiuso nella propria stanza, l’intolleranza danza”,

Con dieci anni d’anticipo stiamo già provando una fortissima nostalgia per gli anni Novanta, ma le profezie azzeccate in parte non si fermano qui. Il virtuale domina sul reale: “Il sesso virtuale è più salubre”, “Si parla solo tramite internet”. La rete era in grande espansione all’epoca, ma non era prevedibile che oggi la connessione l’avremmo avuta direttamente sul comodino o in tasca. E  del resto, è facile andare al ristorante e vedere tavolate i cui componenti non parlano fra loro ma hanno lo smartphone in mano.

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Ovviamente non può mancare un riferimento ai cambiamenti climatici, tema del quale si discute da diverso tempo: “Si esce con la maschera antigas” e “Siamo senza aria”.

Quest’anno è uscito il film “Hammamet”, là dove secondo “2030” il Parlamento avrebbe spostato la propria sede, con le tavole rotonde e revisionismi  sulla figura di Bettino Craxi, e infine – mentre le nostre città sembrano diventare l’ambientazione perfetta per un episodio di “Ken il Guerriero”, abbiamo assistito anche al tentativo palese di creazione di un comitato di censura audio.

Basti pensare al caso di Junior Cally, che secondo diversi esponenti politici e alcuni dirigenti RAI, non avrebbe dovuto prendere parte a Sanremo per alcuni testi che non avevano nulla a che fare con quello presentato al Festival. Come scrivemmo allora, pur ritenendo quei testi di cattivo gusto, sarebbe stato ben più preoccupante se la politica avesse potuto decidere cosa può andare a Sanremo e cosa no, tramite il controllo di televisione e radio.

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In qualche modo Ax è riuscito ad essere profetico, anche se poi più avanti in “Senza regole” avrebbe scritto: “Ma che poeta, quale profeta, Sono un semianalfabeta, Scelgo parole a caso lanciando una moneta”.

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

 

 

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".