Alberto Bisi e il “Crazy Club”: l’intrattenimento Covid free che distrae davvero

Da un anno a questa parte ci chiediamo se sia giusto parlare di Covid anche nei programmi radiofonici dedicati all’intrattenimento. Diversi addetti ai lavori hanno detto che la radio deve distrarre, però in un modo o nell’altro si finisce sempre lì.

Naturalmente non è possibile fingere che ciò che sta accadendo non esista, e se c’è un aggiornamento è giusto che ogni conduttore sia “mobilitato”.

Ma di recente,  è successo qualcosa che preferirei non accadesse. Uno dei miei conduttori preferiti, dopo una tra le tante giornate piene di contagi, RT, piano vaccinale, nuovi casi e colorazioni varie, apre il programma dicendo: “Sapete che ho visto tanti ragazzini uscire da una casa senza mascherina? Non abbiamo capito un c…..”.

E grazie. Apriamo la fascia con l’unico argomento di cui si parla da un anno. Ma non per informare, che è un dovere, bensì per raccontare un’esperienza personale che riguarda l’argomento che sta simpaticamente monopolizzando le nostre vite.  Tra l’altro è probabile che la ramanzina  con frasi del tipo: “una volta qui era tutta campagna, i giovani d’oggi etc etc….” sia stato da persone più adulte che verosimilmente le regole già le rispettano. E se uno accende la radio per avere leggerezza, a un certo punto le braccia non cadono. Prendono l’ascensore e vanno giù autonomamente.

In pratica, partire parlando di Covid dopo l’ennesima giornata dominata dal Covid, è come iniziare una serata di pianobar con “Arnica” di Giò Evan.

Una vera distrazione, oserei dire uno spazio “Covid free”, la offre col suo “Crazy Club” Alberto Bisi, padrone della notte di RTL da decenni; uno di cui sino a non molto tempo fa pensavo – ascoltandolo distrattamente – che fosse un tizio strano strano che dice cose strane strane con una base ossessiva.

Eppure, in questa fase storica, proprio questo modo volutamente svalvolato di fare radio,  con il supporto di ascoltatori – i “ricoverati” – evidentemente adatti al contesto, aiuta fra un’amenità e l’altra a staccare e liberare la testa dalla situazione sanitaria.

Stefano Beccacece (On Twitter @Cecegol)

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".