Steve Rothery al Teatro dal Verme di Milano: recensione e scaletta del concerto

Data unica in Italia ieri per Steve Rothery e la sua Band al Teatro Dal Verme di Milano. Lo storico chitarrista dei Marillion ha portato con sé in tour Dave Foster alla chitarra e Leon Parr, batteria (entrambi provenienti dai Mr. So & So); Yatim Halimi al basso (Panic Room), Riccardo Romano alle tastiere (RanestRane) e Martin Jakubski alla voce (Stillmarillion).

Teatro gremito a parte le file superiori, ma soprattutto riempito da un pubblico entusiasta, magari di età media un po’ elevata, ma sicuramente di grandi fan da sempre della band che ha vissuto due ere: quella gloriosa del new prog con Fish alla voce, e quella un po’ meno di successo – benché conservi un discreto nucleo di fan – della fase pop/rock con Steve Hogarth.

Quella di ieri però è stata indiscutibilmente la serata della nostalgia, come già si poteva notare dalle magliette sfoggiate dai fan (chi vi scrive aveva quella ormai introvabile di Punch and Judy, pezzo dell’84 purtroppo non eseguito). Da notare che tra gli spettatori c’era anche un certo Marco Mazzocchi, giornalista di Rai Sport che non ha mai fatto mistero della sua passione “progressiva”.

Si spengono le luci e il concerto parte subito sotto l’egida di Rothery, che in una magica atmosfera condita da un sapiente uso delle luci, esegue quattro pezzi strumentali tratti dal suo splendido album solista del 2016 “The Ghost of Prypiat” dedicato alla città fantasma che campeggia sulla copertina del disco (da acquistare assolutamente, trovate il link sotto per ordinarlo su Amazon). Una notazione: il tappeto sonoro è talmente originale da riportare di peso alle atmosfere dei Marillion dell’epoca d’oro; quello che manca è solamente l’inserimento vocale. Perché non portare avanti il progetto con musica anche cantata? Ma su questo torneremo alla fine.

La band si concede una pausa prima di tornare sul palco con il nuovo frontman (un fenomeno assoluto, sembrava di risentire Fish ma con la voce dei suo vent’anni!) e Steve si concede l’annuncio che annienta emotivamente tutti gli astanti: questa sera per la prima volta suoneremo l’intero album Clutching at Straws! Qualcuno sviene, altri si preparano all’abbuffata di musica che neanche negli anni 80…

Neanche il tempo di riprendersi, ed echeggiano le note ormai dimenticate (be’, non dai presenti però) di Hotel Hobbies, cui seguiranno una serie di flash emozionanti tra cui una intensa Warm Wet Circles. A questo punto non possiamo non menzionare Riccardo Romano. Il tastierista dei Ranestrane si è calato in pieno nel ruolo, con una ricerca sonora impeccabile, e sembrava di risentire Mark Kelly, ma con l’entusiasmo di un ragazzo che è evidentemente cresciuto a pane e Marillion (alla fine si avvolgerà persino nella bandiera italiana per sottolineare il calore del pubblico milanese).

L’apoteosi è imminente: il pubblico suddetto fino a quel momento costretto nelle proprie poltrone, all’attacco di Incommunicado non ce la fa più a contenersi e salta in piedi all’unisono per intonare uno degli inni generazionali dei progger anni ottanta. Da qui in avanti sarà delirio puro. Ultimata la saga dell’ultimo disco in studio dell’era Fish, dopo una breve pausa si ritorna, e arrivano una serie di pezzi indimenticabili.

Cinderella Search e la fantastica Three boats down from the Candy vanno a ripescare nel repertorio dei lati B che fu pubblicato in “B’Sides Themselves”; mentre Incubus (da Fugazi, secondo album dell’84) viene eseguita da manuale dal frontman, che ci fa rivivere appieno l’angoscia estremamente attuale (più di allora) delle foto spinte pubblicate a tradimento sui social e incancellabili dalla memoria. (Fish all’epoca presentava il pezzo parlando di Polaroid, oggi potremmo attualizzarlo con Facebook e Youtube).

Ma non è finita qui: come bis cosa vi aspettavate? Rothery mette il pubblico davanti a una scelta, obbligata per ragioni di tempo: il trittico Kayleigh-Lavender-Heart of Lothian (da Misplaced Childhood; certamente bellissimo ma un po’ troppo sentito dai fan veri) OPPURE… la doppietta da urlo Garden Party/Market Square Heroes che caratterizzava il live album Real to Reel e che i follower del gruppo aspettavano di risentire da trent’anni? La scelta è ovvia, e infatti parte l’incipit “Garden Party held today/invites call the debs to play” cantato a squarciagola dal pubblico che ormai si è in buona parte portato ai piedi del palco, zona vietata in principio. Ecco il video del momento, dalla pagina Youtube di Lucky Tonelli.

Quando si arriva al cambio in Market Square il pubblico eccitatissima ormai salta su e giù nel tentativo di far crollare il teatro, che non riesce solo per la solidità del Dal Verme, probabilmente collaudato in precedenza nell’eventualità paventata dai più ottimisti.

Finisce qui, non senza qualche lacrimuccia qua e là. Due ore e mezza di paradiso che sarebbe bello sfociassero in un progetto inedito di questa band davvero unica nel suo insieme. Sembrava di ascoltare i Marillion dell’84-85 e ve lo dice chi quel periodo lo ha vissuto molto intensamente. Caro Steve ascoltaci e regalaci questo sogno. Ne abbiamo tanto bisogno!

Scaletta Steve Rothery Milano

Al link sopra l’archivio storico delle scalette dei concerti di Steve Rothery

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Act I: The Ghosts of Pripyat
Morpheus
Kendris
Old Man of the Sea
Summer’s End

Act II: Clutching at Straws
Hotel Hobbies
Warm Wet Circles
That Time of the Night (The Short Straw)
Going Under
Just for the Record
White Russian
Incommunicado
Torch Song
Slàinte Mhath
Sugar Mice
The Last Straw
Happy Ending

Act III: 80s

Cinderella Search
Incubus
Three Boats Down From the Candy

Act IV: Finale (Bis)

Garden Party
Market Square Heroes

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About Luca Landoni 12131 Articles
Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Lombardia. Amante in particolare di gothic/dark e progressive rock. Ha lasciato il cuore nei Marillion epoca Fish. Contatto diretto: blog@gamefox.it