Sanremo 2018: poche ore per capire che la canzone i Mirkoeilcane è una poesia

Questa sera – alla 68° edizione del Festival di Sanremo, si esibiranno le 8 Nuove Proposte, e verrà decretato il vincitore. Ciò che a chi scrive non è andato giù, è stato il quarto posto parziale – basato sulla giuria demoscopica – ottenuto da Mirkoeilcane in una batteria  – con Lorenzo Baglioni, Giulia Casieri ed Alice Caioli – comunque di ferro.

A differenza di altri lavori simili, “Stiamo tutti bene“, non contiene intenzioni da “paladino del povero migrante“, e non c’è nessuna denuncia esplicita. Semplicemente il pezzo è costruito su una storia reale, ed oltre ad un alto contenuto emotivo, ha una tensione crescente man mano che i giorni del viaggio aumentano e Mario comprede la realtà, quella realtà che sua madre cerca, fin quando può, di rendergli meno amara: “tre giorni fa / ne hanno buttato una ventina in mare /mamma dice che volevano nuotare. io li sentivo gridare  / 
e non sembravano allegri / ma almeno adesso ho un po’ di spazio per i piedi “.

La drammaticità della storia narrata, è come un cielo cupo che a poco a poco va a sostituire i pensieri felici del protagonista. Si inizia con: ” mi piace il sole, l’amicizia, le persone buone / il calcio, le canzoni allegre ed il profumo buono della pelle di mia madre”, proseguendo con: ” Ma oggi è un giorno felice / che qui è arrivato un pallone / e finalmente potrò diventare forte e fare il calciatore “.

L’innocenza dei sette anni resiste anche – seppur per poco – quando la disperazione intorno diventa evidente: “ma ti pare giusto / 
uno va in vacanza per la prima volta  / e quelli lì davanti son capaci di sbagliare rotta”.  Ma poi, anche il bambino di 7 anni e mezzo – che ha visto la madre “sforzarsi di sorridere” e sembrava tanto stana pure lei – deve arrendersi alla cruda realtà: “mi unisco al coro della barca 
e inizio a piangere e gridare / non ho forza, chiudo gli occhi / e non so neanche nuotare”.

E’ un testo – questo – che colpisce con la stessa immediatezza di “Ti regalerò una rosa” di Simone Cristicchi, che vinse Sanremo nel 2007. Certo, si tratta di una poesia recitata – e questo forse nella kermesse sanremese sanremese è penalizzante – e ci sono alcune rudezze linguistiche come “che qui è arrivato un pallone “; ma si tratta pur sempre dei ragionamenti di un bambino.

Insomma, questo è forse il miglior pezzo della manifestazione  – opinione soggettiva quindi opinabile – anche perché, visto il momento sociale che stiamo vivendo, ci sarebbero state strade più facili e buoniste  per ottenere il consenso facile.

Stefano Beccacece (O Twitter @Cecegol)

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Stefano Beccacece nasce nel 1985 a Torino. Sino a pochi anni fa poeta - ha pubblicato due raccolte tra il 2006 ed il 2010 - ora fa prevalentemente il blogger con l'aspirazione di divenire giornalista pubblicista. Dal 2012 scrive di calcio e mass media. Su Radiomusik potete leggerlo prevalentemente nella sezione "Radio News".