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Rockavaria Festival 2015: la recensione

Recensione di Raffaele Di Palma

Finalmente ci siamo: dopo aver visto, per puro colpo di fortuna, a novembre dello scorso anno, la pubblicità di Festival 2015 è arrivato il gran giorno dell’apertura dei cancelli.
La solita macchina organizzativa tedesca, stavolta “quasi perfetta”, ci permette di vivere questa prima edizione del Festival in uno degli scenari più suggestivi di München: l’Olimpiapark.
Una giornata soleggiata, venerdì mattina, accompagna gli avventurosi che alle 11:30 già sono pronti ad entrare nel Park dedicato al Festival ed esplorare la location in modo da organizzarsi per perdere il meno possibile visto il gran numero di esibizioni previste durante questa tre giorno no stop di musica.

L’organizzazione prevedeva 3 stages, tra i quali dividersi, per ascoltare gli artisti chiamati a rendere unica questa prima edizione: il Main Stage posizionato all’interno dell’Olympiastadion, il Second Stage all’interno dell’OlympiaHalle ed il più piccolo, ma più suggestivo Theatron ai margini del laghetto artificiale del parco.

Ottima, come dicevo, la divisione dei punti, ma tanti, forse troppi, i metri da percorrere per assistere a quante più esibizioni si potesse; piccola nota dolente riguardo l’acustica dell’OlympiaHalle che non era certo delle migliori. Ai Money for Rope l’onore di aprire le danze, e dare così il via, ufficialmente, alla prima edizione di questa festa di musica Bavarese.
Grandi esibizioni durante la prima giornata, dagli splendidi , sempre immensi durante i loro Live, che hanno presentato anche qualche nuovo brano del prossimo album, aprendo di fatto il loro tour 2015 con la nuova scaletta, alla sorpresa di giornata, almeno per chi vi scrive, dei Triggerfinger, fino ai Bonaparte, nota stonata del giorno. Ottime anche le esibizioni degli Hives e degli Incubus che, seppur con poco pubblico, sono riusciti a trascinare chi ha avuto l’occasione di essere presente. Purtroppo la contemporaneità non permetteva di assistere ai concerti completi, così che molti hanno perso buona parte delle esibizioni, ad esempio, degli Incubus, come scritto, per ascoltare le Baby Metal all’OlympiaHalle o, lo stesso “problema”, con i Limp Bizkit e i Muse.
L’entusiasmo, la voglia di ascoltare quanto più possibile o forse il caldo, si sono fatti sentire durante i giorni successivi, tanto che ho potuto assistere solo a poche esibizioni, ma sempre ai main event del giorno.
Onestamente, tralasciando la parte scenografica e quella “coreografica” mi aspettavo molto di più da una Band storica come quella dei . Ci è scappata qualche stecca e l’impatto non è stato così coinvolgente come la sera precedente. Molto meglio i Judas Priest che nei loro 45 minuti hanno dato tutto quello che potevano tirandosi dietro tutti i fortunati che erano assiepati sotto lo stage. Non sono, invece, rimasto deluso dai . Una chiusura di festival con i botti. Grande esibizione, che ha reso giustizia all’attesa di tre giorni per poterli ascoltare. Le canzoni più gettonate eseguite con maestria, come solo i grandi sanno fare (per chi vive nei dintorni di Milano, stasera sarebbe l’occasione giusta per poterli ascoltare). Migliore performance in assoluto.
Permettetemi un paio di note di colore: non ho mai visto tanti chiodi, anelli, tatuaggi, stivali, borchie come in questi tre giorni: saranno anche strani da vedere ma tanto quanto più neri si era vestiti tanto più erano calmi e tranquilli. Birra a fiumi (sembra quasi inutile scriverlo) ma incidenti zero.

Devo un complimento anche a questi due spettatori: Li ho trovati lì il primo giorno e li ho lasciati, in lacrime, alla fine dell’esibizione dei Metallica. Hanno ballato e cantato per tutte le ore che sono stati posizionati davanti il mio posto: duracell all’ennesima potenza. Ultima cosa, l’abbigliamento: in una ipotetica classifica delle stranezze chi vi scrive sarebbe salito sul podio: tra tanto nero ero uno dei rari vestiti di bianco; sul secondo scalino ci sarebbero stati loro: ed infine i veri vincitori di questo festival: , ovunque andassero erano i più fotografati ed acclamati.
Tschüss Rockavaria, ci rivediamo nel 2016.

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About Luca Landoni
Giornalista pubblicista iscritto all'ODG Lombardia. Amante in particolare di gothic/dark e progressive rock. Ha lasciato il cuore nei Marillion epoca Fish. Contatto diretto: blog@gamefox.it