I Ministri: la nostra recensione di “Per un passato migliore”

Non fingerò di essere l’espertone di musica so-tutto-io che conosce alla perfezione anche il mercato italiano meno mainstream: lo ammetto, io i Ministri non sapevo chi fossero, non sapevo che avessero già tre dischi all’attivo, così come non ero a conoscenza del fatto che nel loro giro fossero anche piuttosto famosi. Tuttavia, nelle ultime settimane ho letto il loro nome su diversi siti internet e mi è sorta la curiosità: è proprio da questo interesse che è scaturita la mia recensione del loro ultimo disco, dal titolo “Per un passato migliore“. Bellissima innanzitutto la copertina, con una minacciosa tigre rossa e nera in stile oriental che non si vede certo tutti i giorni; purtroppo non è la cover a fare un disco, altrimenti gli avrei dato 5 stelle su 5 a prescindere. Ma ora basta divagare, parliamo delle canzoni.

Splendidi i due brani introduttivi “Mammut” e “Comunque“, splendida la voce del frontman Davide Autelitano, che trovo molto emozionante ed espressiva, perfetta per un tipo di indie rock di questo tipo; molto interessanti anche i testi, che fondamentalmente parlano di gioventù e problemi quotidiani (“il mio contratto non vale niente, la mia esperienza non vale niente, il mio voto non vale niente“, praticamente un inno generazionale). Purtroppo, già dalla terza canzone inizio a storcere il naso, non tanto per la qualità oggettiva del disco, quanto piuttosto per un puro e semplice gusto personale.

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Non me ne vogliate, ma trovo che canzoni come “Le nostre condizioni“, “La pista anarchica” o “Spingere” siano perfette per il pogo ma poco adatte per qualunque altro contesto: forse questa impressione negativa è dipesa dall’impatto molto forte che ho avuto ascoltando i primi due pezzi, che in un certo senso mi hanno “illuso”. Si ritorna a canzoni ben più interessanti, da un punto di vista di melodia e testo, con “Se si prendono te” (“Voi che avete visto la verità, e non riuscite più a raccontarcela, e siete tristi come la Svizzera, siete pesanti come la domenica“, io la domenica la detesto) e “Caso Umano“, che ricordano indubbiamente le atmosfere de “Il Teatro degli Orrori“, percepibili comunque all’interno di tutto il disco.

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Discorso simile anche per “Mille settimane“, canzone molto bella dove Autelitano dà il meglio di sé, con una vocalità davvero potente (mi piacerebbe molto sentirlo dal vivo, in questo senso); non male anche “I tuoi weekend mi distruggono“, che condensa in un paio di versi il senso malinconico di gran parte del disco (“E allora lasciami andare, la scelgo io la prigione, i tuoi weekend mi distruggono, voglio un passato migliore”).

Purtroppo, la chiusura del disco non mi ha fatto cambiare molto l’idea che avevo iniziato a farmi su di esso: se una canzone come “La nostra buona Stella” ha una melodia carina e idee accattivanti (“Perché la nostra storia, è una combinazione, perché non c’è sostanza, oltre a tutto questo sudore“), al contrario “I giorni che restano” e “Una Palude” non mi hanno lasciato molto, soprattutto a causa di testi che io, personalmente, non ho capito, ma forse questo è il caso in cui bisogna fare un -mea culpa- preventivo.

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Ricapitolando: Per un passato migliore mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca, principalmente perché mi aspettavo un genere e mi sono trovato ad ascoltarne un altro non particolarmente vicino alle mie preferenze. Ma questo, ovviamente, non rappresenta certo un problema: il mondo è bello perché è vario, e io forse sono una mosca bianca che, pur riconoscendo il bisogno di originalità (vs fuffa commerciale) di questo gruppo, non riesce ad apprezzarlo.
C’è anche da dire che per capirlo al cento per cento questo disco l’ho dovuto ascoltare 3 volte, magari alla quinta mi ricrederò e tornerò da voi lettori in ginocchio piangendo, chi lo sa.

 

Tracklist di “Per un passato migliore”

01. Mammut

02. Comunque

03. Le nostre condizioni

04. La pista anarchica

05. Stare dove sono

06. Spingere

07. Se si prendono te

08. Caso Umano

09. Mille settimane

10. I tuoi weekend mi distruggono

11. I giorni che restano

12. La nostra buona Stella

13. Una Palude

 

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