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Stromae in concerto al Forum di Assago: recensione, scaletta, foto e video

Lo scorso gennaio, cazzeggiando come mio solito su Facebook, mi sono imbattuto in una serie di post, pubblicati da amici francofoni/francofili, dedicati all’ultimo video di un altissimo, magrissimo, purissimo artista belga che fino a poco tempo fa mi era rimasto quasi del tutto indifferente: Paul Van Haver, in arte , diventato famoso grazie ad un pezzo originale e solo apparentemente caciarone come Alors on dance, era finalmente tornato con Papaoutai, un brano dal video colorato e dal ritornello ipnotico. Una sconvolgente illuminazione mi aveva appena flashato il cervello come successe a Proust dopo aver inzuppato nel the la sua madeleine, tanto da farmi condividere questo articolo aggiungendo la didascalia -da qui a un mese ‘sta canzone la pubblicherete tutti-. Come da mia previsione, poco meno di un anno dopo questo principino dell’etno-electronic è stato in grado di riempire nientemeno che il Forum di Assago, in totale adorazione per quello che doveva essere (ed è stato) il concerto dell’anno. Ma andiamo con ordine.

A precedere l’arrivo sul palco di Stromae è un artista sconosciuto ai più, Benjamin Clementine, una sorta di John Legend indie ancora più dotato vocalmente (per quanto possa sembrare impossibile, è così) che intrattiene il pubblico con una signora performance, tanto da meritarsi applausi a scena aperta ad ogni singolo pezzo voce-piano che tira fuori dal cilindro: ciliegina sulla torta è una cover di Caruso di Lucio Dalla, con la quale saluta trionfalmente, ma pur sempre in punta di piedi, un pubblico davvero caldissimo.

L’attesa per Stromae corrisponde giusto al tempo tecnico necessario per il cambio scenografia e luci, poi finalmente arriva il momento che tutti aspettavano: parte un cortometraggio animato in bianco e nero che ci presenta l’artista-personaggio inserito in una sorta di città industriale tutta meccanismi e catene di montaggio. Il video, piuttosto lungo, serve a creare tensione emotiva in attesa del momento clou, quello in cui Stromae sale finalmente sul palco con il beat devastante di Ta fête. Dì li in poi il delirio, lo possono dimostrare le macchie di sudore sulla mia camicia.

Chiariamo subito che tendo ad essere di parte ma non a tal punto da perdere il senso critico riguardo a possibili aspetti negativi dell’esibizione e/o della messa in scena di un mio prediletto: stasera proprio non ce l’ho fatta, o almeno non ho visto nulla su cui avere da ridire, e vi parlo delle canzoni, dell’atmosfera che si respirava nel parterre, della sua verve fuori dal comune e, soprattutto, di una art direction mai vista prima.

Non so esattamente cosa sia successo nella data che Stromae ha tenuto lo scorso luglio all’Alcatraz, ma credo che la grandezza e il colpo d’occhio del Forum abbiano giocato un ruolo molto più cruciale nella riuscita dello show, uno spettacolo non solo per le orecchie ma soprattutto per gli occhi: luci, colori, effetti speciali (memorabile il momento in cui l’artista si è sciolto in milioni di bit sul finale di “Carmen“) hanno trasportato il sottoscritto e tutto il pubblico in una sorta di mega videoclip, dove tutti erano invitati a partecipare come ospiti d’onore. Menzione speciale a questo proposito all’azzeccatissima scelta di rappresentare il tumore di cui si parla in Quand C’est come un mostro aracnoforme che poco a poco si mangia il maxischermo bianco, fino a circondare artista e band in un’angosciante ocurità. Dieci e lode.

E poi, e poi ragazzi c’è lui: un performer, un ballerino, un cantante dalla voce calda, profonda come il miglior chansonnier (vedasi Formidable), un artista a 360 gradi che ama il suo pubblico e ci ride, ci scherza, sfrutta il linguaggio del corpo anche per superare quelle inevitabili barriere linguistiche che cadono miseramente di fronte ad una mimica facciale impressionante: inutile dire che gli applausi più forti si fanno sentire sui singoli maggiormente conosciuti come Tous les mêmes, la recente Avé Césaria, Alors on dance (in versione mash-up con Gipsy Woman dei Crystal Waters), ma in questo epocale party elettronico abilmente orchestrato trovano posto anche le meno note Silence, Je cours e la straordinaria e trascinante Humain à l’eau.

A chiusura di un concerto che avrei voluto non finisse mai arrivano la tanto attesa super hit Papaoutai (in occasione della quale la band estrae Stromae da uno scatolone colorato come fosse un mega giocattolo) e i synth di Merci, che tuttavia non sono i brani con cui Stromae decide di congedarsi, e per fortuna!

Ecco dunque che l’artista e i suoi 4 scagnozzi tornano inaspettatamente sul palco e zittiscono il Forum intero per riproporre una speciale cover di Tous les mêmes (che, fra parentesi, credo sceglierò come canzone dell’anno) interamente a cappella, che potete godervi qui sotto.

Se vi siete persi questo spettacolo non disperate: sembra infatti che Stromae tornerà nel nostro paese con un nuovo tour nel corso del prossimo anno. Il mio personale “merci beaucoup Stromae”, per concludere, sembra proprio avere tutto il sapore di un “arrivederci a presto”, e la cosa non mi potrebbe rendere più felice.

PS: se non masticate bene il francese cliccando qui troverete tutte le traduzioni dei testi di Racine Carrée, che ho recensito qui.

Scaletta

Intro Limbo
Ta fête
Bâtard
Peace or violence
Te quiero
Tous les mêmes
Avé Cèsaria
Sommeil
Je cours
Moules frites
Formidable
Limbo
Silence
Carmen
Human à l’eau
Alors on dance

Limbo
Papaoutai
Merci

Bis

Tous les mêmes a cappella

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