John Legend in concerto a Padova: recensione e scaletta

Atmosfera soffusa e decisamente intima ieri sera al Gran Teatro Geox di Padova, che ha ospitato la stella del R&B-soul americano , con il suo All Of Me Tour 2014, presentato in chiave acustica.

Una scenografia ai limiti dello scarno, giocata con alcuni grandi riflettori piazzati dietro gli strumenti, il pianoforte al centro del palco e animata da movimenti di luci dai colori cangianti. Parola d’ordine: eleganza. Quella a cui John Legend ha abituato i propri fan sin dagli esordi, non solo nel suo modo di cantare, ma anche nel suo modo di porsi on stage. Puntualissimo, alle 21, 30 era già al centro del palco, con un abito total black, niente fronzoli, nulla che potesse distrarre il pubblico dalla sua voce potente accompagnata dalla delicatezza degli archi, vicini e violoncello.

Il concerto si è aperto con Made To Love, egregiamente introdotto dal quartetto di archi e caricato, nel corso dell’esecuzione, dall’incalzare delle percussioni acustiche.
Nessuna corista, solo la voce incredibilmente calda e tecnicamente perfetta di John, che in una ventina di canzoni, non ha sbagliato nemmeno mezza nota.

L’artista sembrava un tutt’uno con il pianoforte, perfettamente a suo agio mentre raccontava dei suoi inizi come musicista, delle sue collaborazioni con Lauryn Hill, con Jay-Z e Kanye West, e della sua delusione nel sentire Alicia Keys chiedere “who’s john Legend?”. Un racconto ironico che ha introdotto Tonight (Best You Ever Had) prima, e Let’s Get Lifted subito dopo.

Molte le canzoni storiche, come Used To Love You, eseguita in modo esemplare con solo piano e voce, Save Room solo voce e chitarra, o ancora So High e Again. Ma l’immancabile momento “silenzio assoluto in sala” è arrivato con una cover strepitosa di Bridge Over Troubled Water di Simon & Garfunkel, con la quale l’artista ha raccontato la sua vita in musica, sin da piccolo, e di come questa canzone fosse una di quelle che lui cantava con la nonna, scomparsa quando aveva solo dieci anni.

Altro racconto intimo, relativo all’altra sua nonna, quello che ha introdotto Maxine, brano tratto dall’ultimo album Love In The Future, accompagnato dagli archi le percussioni ed una splendida chitarra acustica. A spezzare l’incantesimo di melodie che ti incollano alla poltrona è arrivata Green Light (che nella versione originale DEL 2008 propone un featuring con Andree 300 ex OutKast), e quindi tutti in piedi!
Da scaletta era prevista una cover di Dancing In The Drak di Bruce Springsteen, che però è stata sostituita da una (secondo me) più centrata Rock With You (Micheal Jackson), con cui il pubblico ha continuato a ballare.

Dopo una versione struggente di So High accompagnata dal solo piano, che ha messo in luce l’incredibile estensione vocale del cantante, a chiudere il concerto è stata l’immancabile Ordinary Peolple, che John ha cantato invitando il pubblico a fargli da coro.

L’Encore come previsto, è stato riservato alla meravigliosa All Of Me (sempre del nuovo album), che ha letteralmente fatto esplodere il Teatro.

Intimo, personale, estremamente pulito ed essenziale, insomma, John Legend in questo tour mantiene davvero le promesse del suo claim (Intimate, Acoustic, Stripped Down), confermandosi un artista in grado di coinvolgere il pubblico solo con la forza della sua presenza scenica e, soprattutto, della sua voce pazzesca.


Grazie a @quellantipatica per la bellissima recensione! Seguitela su twitter e sul suo blog cliccando qui!

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