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Il cammino di Santiago in taxi: il nuovo disco di Brunori SAS (recensione)

Autoreferenzialità. Libri. Vecchi amori e vecchie canzoni. Vecchie canzoni d’amore. Mambo. Kurt Cobain. Lolita. Mogli, figli. Ma soprattutto, Dario Brunori. C’è tutto questo nel volume 3 della , ““.

Il disco ‘con la barba’ del cantautore calabrese, anticipato lo scorso 7 gennaio dal singolo “Kurt Cobain“, è stato diffuso questa mattina da rockit.it e uscirà il 4 febbraio 2014. Undici tracce che raccontano il Brunori più intimo e ‘onesto’, ingoiato e impotente di fronte all’omologante quotidianità, sociale e familiare. Le canzoni alludono alla loro stessa preparazione, alla loro naturale esplosione favorita dal luogo scelto dal cantautore per la registrazione, un convento di Belmonte Calabro. Un disco dalla forte impronta cantautorale, nei testi, ma anche un disco da band, negli strumenti utilizzati. Tanti in più rispetto al volume 2. Dalle tastiere al basso alle batterie elettroniche.

Ma passiamo alle canzoni. Traccia n. 1 è “Arrivederci tristezza“, che sulla scia melodica della degregoriana “Kurt Cobain” (traccia n. 3) consiglia all’intelletto “di andare a letto”. Meno razionalità, più sentimento nell’intensissimo verso “Assiomi e teoremi non servono a niente, se l’occhio non vede che il cuore non sente più niente”.

In “Mambo reazionario” Brunori dà libero sfogo alla sua ironia (anche melodica, perché no) nei confronti dell’omogeneizzazione sociale di oggi e dell’uomo che si “piega alle logiche del mercato” e compra “il divano cammellato”, accostando Che Guevara e Pinochet “che ballano felici sulle basi di Beyoncè” (con tanto di risatona finale). La canzone ritmicamente più veloce ed esotico del disco.

La traccia n. 4 si intitola, guarda un po’, “Le quattro volte“. Allusione chiara alle quattro stagioni (di Vivaldi) e alla ciclicità della vita. In un pezzo ‘andante’ si ritrovano ancora una volta gli eventi che si ripetono e alienano l’uomo. Ma per Brunori “si può nascere un’altra volta e poi rinascere ancora un’altra volta, se ti va”.

Dal timbro molto simile ai più classici brani di Brunori è “Il Santo Morto“. Tv commerciali e immagini pubblicitarie (Nonna Pina, Pulcino Pio) fanno da cornice a citazioni di pezzi storici della musica. “Giordano Bruno disse come on baby Light my fire and Stand by me“.

Spazio poi al mero esercizio strumentale: la traccia 6, “Il manto corto“. Da notare il titolo, foneticamente affine a quello della canzone precedente. Si caratterizza per la registrazione della frase finale “Ah! Mi sugnu ammazzat’“.

Titolo antitetico che racconta di un amore-odio quello della traccia n. 7, “Maddalena e Madonna“, una delle più belle del disco. Brunori jazzeggia, giocando sul nome dell'”amica” e della madre di Gesù. Storia romantica, piena di nostalgia per tempi passati “davanti al Bibò” e che il cantautore rivela di aver sotto mano da qualche anno, ma di essere riuscito a ‘chiuderla’ solo ora “perché dentro di me si agita un ‘Dario’ che detesta l’attitudine nostalgica e passatista e un ‘Dario’ che ci starebbe a mollo dalla mattina alla sera”.

Testo-confessione emblematico, condito da una melodia a tratti stridente quello della traccia n. 8, “Nessuno“, in cui emerge il Brunori più profondo, quello che si nasconde dietro le quinte e sotto la barba, che si commuove “solo se non c’è nessuno”, che si accusa di non avere personalità. E poi quel tiriritittiriri che tanto ricorda Battisti.

E se la traccia n. 9, “Pornoromanzo“, è un’allusione alla “Lolita” di Nabokov (l’intro ricorda vagamente “My Sharona” dei The Knack), la traccia “La vigilia di Natale” è una sorta di sequel de “Il giovane Mario” (vol. 2). Brunori si lamenta dell’atmosfera piatta e mediocre che caratterizza la sua quotidianità e sogna “ancora quella casa al mare”.

Dulcis in fundo, “Sol come son sol“. Brunori si diverte nel titolo a giocare con le note e con le parole (che prenda in giro anche lui il collega Jovanotti e quel suo “io lo so che non sono solo anche quando sono solo”?) in un pezzo che melodicamente risente, forse e vagamente, dell’influsso del ‘marinaio’ Vinicio Capossela, almeno nelle note e nei suoni di apertura. Per poi procedere, ironico e drammatico, nel raccontare il fallimento di un matrimonio.

La registrazione ha fatto il suo. Il live di questo “Cammino di Santiago in taxi”, tra poche settimane in tour, farà il resto.

Daniele Sidonio

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