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The Bloody Beetroots in concerto all’Alcatraz di Milano: recensione, foto, scaletta e video

Che ci crediate o no, non viene da Los Angeles, né da Stoccolma, né tantomeno dal 15ème arrondissement di Parigi, bensì dalla ben più “popolare” Bassano del Grappa: nel giro di quattro o cinque anni, anche grazie all’aiuto di prestigiosi collaboratori, il Venom-face della Pianura Padana è riuscito nella non facile impresa di scalare l’Olimpo dell’elettronica mondiale, occupando un posto d’onore al lato di mostri sacri come Deadmau5, Dj Tiesto e Steve Aoki. Il set live tenuto questa sera all’Alcatraz di Milano, location perfetta per un evento del genere, è stata l’ennesima dimostrazione di quanto la sua musica abbia un potere rivoluzionario, quasi distruttivo.

Il concerto viene introdotto dagli interessanti Aucan, che scaldano il pubblico come si deve, prima con un’house cupa e martellante, poi con del dub-rap che sfuma nella trance anni novanta, coinvolgendo il pubblico in un’atmosfera psichedelica in stile Trainspotting: chiuso il capitolo introduttivo, ecco finalmente i tanto attesi Deathcrew, progetto musicale “ibrdo”di Rifo, che subito fanno partire il pogo delirante con il brano Spank, durante il quale prendo la giusta decisione di abbandonare lo spirito hippy e di allontanarmi dal delirio delle prime file.

A questo punto, è necessario fare un piccolo inciso: la prima volta che vidi in concerto fu ai Magazzini Generali circa 3 anni fa, quando rischiai di perdere gli occhiali (e probabilmente un paio d’arti) con l’intro di Warp 1.9, uno dei pezzi piu “acidi” della carriers di Rifo, proposto anche stasera, in una versione leggermente più strumentale rispetto all’originale.

Chiusa la parentesi pubblico, posso continuare col report dela serata: una dopo l’altra, la crew delle Barbabietole Sanguinanti sciorina tutti i suoi pezzi più celebri, in un flusso sonoro costante, trascinante e delirante, una sorta di vortice fatto dalle stesse scintille elettroniche che scandiscono i momenti salenti del concerto.
A colpire, in particolare, è la continua frammistione di generi, prova inconfutabile della grande passione di Rifo per lo strumento, oltre che per la consolle: si passa così senza soluzione di continuità dalla rockeggiante Keep on dancing all’elettronica più dura e pura di Rocksteady, Drones o Cornelius, passando per l’incredibile remix di Volevo un gatto nero dello Zecchino d’Oro (trasformata in You promised me Bob Rifo).

In definitiva, i veri appassionati di questo particolare progetto a metà fra il punk e la dance stasera hanno decisamente trovato pane per i loro denti, e si porteranno a casa orgogliosi qualche bel livido, coperto da litri di sudore; io, basso magrolino e un po’ impaurito, mi porto dietro il ricordo di un’elettronica di un livello a cui non ero più abituato.

-A-

Scaletta concerto The Bloody Beetroots Milano Alcatraz 11/1/2013

Spank
Rocksteady
Escape
Talkin’ in My Sleep
Albion
Dimmakummunication
Mystery Meat
Warp 1977
The Furious
The Beat
Choo Choo
Keep on Dancing
Drum Solo / Keep on Dancing
New Noise
Dissolve
Runaway
Pistols & Hearts
Chronicles of a Fallen Love
Volevo Un Gatto Nero (You Promised Me)
Domino

Bis

Church of Noise
The Source (Chaos & Confusion)
Warp 7.7
Baseball Bat
Reactivated
Cornelius
Warp 1.9
Drones

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