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Radio Musik intervista Antonio Aiazzi (Litfiba) per i 30 anni dell’Eneide di Krypton

In occasione del trentennale dello storico disco “Eneide di Krypton” – colonna sonora “seminale” composta dai per l’omonimo spettacolo teatrale – abbiamo incontrato il tastierista per una chiacchierata generale, spaziando dagli anni ottanta, epoca di grandi fermenti musicali in Italia e all’estero, tra new wave, darkwave ed electro-pop/rock, ad oggi. Ancora una volta il tutto è stato reso possibile anche grazie alla collaborazione con la fanpage del Marchese Antonio Aiazzi su Facebook. Vi ricordiamo che il 15 novembre ci sarà un incontro celebrativo del trentennale con la presenza di Gianni Maroccolo, Piero Pelù, Ghigo Renzulli e dello stesso Antonio (scorri in fondo il post per le info).


Ciao Antonio e grazie di essere con noi. Tutti conosciamo la storia della nascita dei Litfiba, ma meno nota è la genesi del mondo musicale sorto intorno a questa band quasi aliena agli stili cui eravamo abituati in Italia. Come siete riusciti a creare un progetto così originale, tra dark e new wave e ad imporlo al pubblico, creando fin dall’inizio un seguito di fan fedelissimi? In teoria quella musica (che il sottoscritto preferiva a tutte le altre, NdR) non era così popolare dalle nostre parti…

Ciao Luca, dare una risposta certa a questa domanda è impossibile. Io ero inconsapevole di “riuscire a creare un progetto”, mi sono accorto che stavamo costruendo qualcosa, quando eravamo già al secondo piano. Sono stati tanti fattori mischiati insieme a far risultare la nostra musica qualcosa di diverso e riconoscibile. La nostra forza forse sono state anche le differenze. Venivamo da mondi diversi, ascoltavamo musica diversa, amicizie differenti e così via. Però c’era un sentiero musicale che in composizione sapevamo riconoscere sempre come nostro. Potevamo saltare da una atmosfera sognante al suo opposto, ma ci apparteneva sempre.
Poi c’erano i Live, dove riuscivamo sicuramente a fare meglio che nei dischi e forse è proprio così che siamo riusciti a convincere e coinvolgere il nostro pubblico. Se abbiamo iniziato con colori dark e new wave lo si deve al momento storico e alle varie influenze che giravano fra di noi.

Una domanda molto personale: “Luna” è il mio pezzo preferito sia nella versione elettronica seminale, che in quella potentemente rock di “Aprite i Vostri Occhi”. Pensa che persino mia figlia si chiama così. Perché non l’avete inclusa nel vostro ultimo tour; è stato un caso o pesano ancora le antiche polemiche politiche? (negli anni 80 venne deciso di escluderla perché pare fosse diventata una sorta di inno dei naziskin locali, NdR ).

Luna, come altri brani che avevamo scelto in una prima selezione poi non è stata inclusa. Non potevamo fare tutto il repertorio e sopratutto dovevamo dare una forma armoniosa alla scaletta del Live di Trilogia. E’ stata una scelta comune che è dispiaciuta a tutti ma è così. Questa cosa dell’inno dei naziskin mi sembra una leggenda metropolitana . Io non ho mai saputo niente del genere.

Dopo l’ep Guerra/Litfiba e Transea venne l’Eneide. Quanto tempo avete impiegato a registrare il disco, e quali sono gli ascolti che più vi influenzavano all’epoca in cui avete composto quelle bellissime musiche? (domanda di Cinzia del Frate).

Ciao Cinzia. Visto che siamo così vicini ai 30 anni della prima rappresentazione , vorrei un attimo dilungarmi sulla tua domanda. Mi ricordo come fosse ieri, Giancarlo Cauteruccio regista dei Krypton che viene in cantina in via de’ Bardi, con la sceneggiatura dell’Eneide. Io mi aspettavo un faldone di sceneggiatura. Un foglio A4 diviso in tre parti: titolo delle scene – trama in due righe – scenografia, proiezioni e laser, ballerini. La settimana dopo avevamo le composizioni e gli arrangiamenti di base. Poi lavorato a suoni (tanto ELKA SINTEX di Andrea Venturoli musicista che lavorava con i Krypton) lunghezze e registrazione … , direi altre 2 settimane al massimo, ma forse meno, registrate allo studio GAS con Sergio Salaorni (che la notte si divertiva a registrare delle tracce improvvisate di canto hard rock sui brani…. ). Comunque tieni conto che le nostre giornate di prove quando eravamo in produzione, duravano in media più 12 ore, tutti i giorni, weekend inclusi.
Influenze? Tante e nessuna, come spiegavo prima ognuno aveva i suoi gusti. Eneide è una storia e non riesco a trovare un parallelo o influenza con un altro gruppo o artista dell’epoca.È il primo passo di un percorso che con Gianni svilupperemo poi in tante altre colonne sonore per il teatro sia come Litfiba, poi come Beau Geste con Francesco Magnelli più tardi.

Eneide può definirsi un’opera corale dei Litfiba o in teoria è riconducibile solo a te e Gianni, trattandosi sostanzialmente di un disco solo strumentale e quasi senza chitarre? Come mai Ghigo appare così poco (Piero comunque era parte dello spettacolo teatrale, recitando i versi dell’opera virgiliana in scena, NdR). (domanda di Gugliemo Cantillo)

Ciao Guglielmo. Il progetto globale del’ Eneide dei Krypton era molto più riconducibile ad un mondo sonoro industriale, tecno-epico. Quindi i Synth andavano a braccetto con i laser e le scenografie dei Krypton. Poi io e Gianni siamo sempre stati malati di colonne sonore e certe volte abbiamo anche forzato delle situazioni con gli altri per farle. Però la chitarra di Ghigo, stridente e tagliente della Battaglia Sacra è una delle parti dell’intero disco che preferisco.

Si, Piero era l’unico sul palco per recitare “Tu vuoi regina … “. Un intervento corto ma geniale!

Pensi che ci sia la possibilità che venga rimasterizzata o ristampata? (domanda di Lorenzo Solombrino)

Rimasterizzata o ristampata non saprei dirti, dovremmo parlarne… difficile che succeda. Però a riascoltarla dopo anni (almeno 20 !! con tutte queste domande mi avete fatto voglia…. ) devo ammettere che è veramente fuori di testa …. è bellissima.

Oltre ai 6 brani del disco, esistono delle outtake di registrazioni scartate che non sono finite sul full-lenght? (domanda di Antonio Pasquini)

Ciao Antonio, ascoltando la versione dello spettacolo (materiale Krypton) (clicca qui per rivederlo) mi sembra che ci siano parti differenti (le lunghezze è normale che siano differenti). Poi Piero canta una cosa che sul disco non c’è, mi sembra di ricordare che aveva un microfono dietro le quinte. Comunque lo scopriremo al Forum di Repubblica (il 12 novembre alle 15,30, nota a fondo pagina*, NdR) dove cercheremo di sviscerare tutto.”

Ciao Antonio, mi sembra proprio di no, quello che abbiamo composto lo abbiamo infilato tutto dentro il disco.

Facciamo un salto temporale e arriviamo al 1987. Il live Aprite i Vostri Occhi, con quell’intro di basso di Maroccolo che è un manifesto vero e proprio, consacra e fissa su vinile un’intera epoca. Poi si volta pagina. Arriva un bel disco come Litfiba 3, che però esclude quasi completamente le sonorità dark, facendo da ponte verso un futuro che si concretizzerà nel grande successo commerciale di El Diablo, che però avrà anche l’effetto di allontanare quasi tutti i fan storici, che non riconoscevano più la band che tanto avevano amato. Si è molto discusso di questo, senza mai arrivare a vere risposte. Puoi raccontarci tu una volta per tutte cosa accadde nelle dinamiche interne al gruppo? Ci fu discussione su come dovesse virare lo stile o eravate tutti d’accordo? Conoscendo te e Gianni, che finì per confluire nei CSI, parrebbe di no…

La musica dei Litfiba era sempre in trasformazione ed evoluzione, per quanto mi riguarda non so mai cosa comporrò domani (ed è proprio il bello della faccenda se permetti !!!!).
A tutto questo aggiungi che eravamo in cinque “et voilà Litfiba3 est arrivé”, forse come un figlio inatteso, una piega nuova, ma poi …… alla fine tutti i nostri dischi sono nati così. Componevamo a getto idee senza troppo stare a pensare e farci domande, certe volte Piero lavorava a 3 o 4 testi contemporaneamente in una settimana. Litfiba3 è sicuramente il più rock degli album dell’epoca, ma poi alla fine i brani veramente rock sono solo 3: AMIGO, CUORE DI VETRO E CORRI. Diverso è il discorso di El Diablo, qui non c’era più la band di prima. Eravamo già separati e quindi erano cambiate molte cose.

Scusa se batto ancora su questo chiodo, ma come immaginerai è un argomento di enorme interesse. Sia chiaro che se preferisci evitare il tema lo capisco (in questo caso taglio proprio la domanda dal pezzo). Nel 1987/88 i Litfiba avevano un seguito già enorme e quasi fanatico. Lo so bene perché io stesso coi miei amici venivo a vedervi ovunque e non c’era uno di noi che non cantasse a squarciagola ogni parola di ogni canzone dall’inizio alla fine, pogando anche sotto il palco. I concerti erano sempre esauriti o quasi. Il gruppo aveva comunque sfondato con le sue sole forze e grazie alla qualità della sua musica, senza l’appoggio di nessuno. Un caso praticamente unico in Italia. Allora perché la trasformazione commerciale di El Diablo, uniformandosi al gusto popolare vigente? Valeva davvero la pena di abbandonare uno stile così unico e lo zoccolo duro dei fan che vi avevano sostenuto fin dall’inizio solo per arrivare al grande pubblico?

Non c’è nessun problema, ma questa domanda penso che non la devi rivolgere a me. Io ero già uscito dalla società e non ero impegnato come prima nella parte compositiva e produttiva. Lo stesso vale per Gianni (anzi, ancora di più, visto che poi suonerà nei CSI). Quello che è successo dopo, mi vede partecipe solo sotto l’aspetto di collaboratore e autore in un paio di casi (No Frontiere e Sotto il Vulcano ). Erano cambiate molte cose, ma è passato ….. il tour di Trilogia ha seppellito tutto. Capisco quello che vuoi dire :”se quella formazione avesse continuato in quel modo cosa sarebbe diventata !!!! ” Forse … ma forse no. …. Chi lo sa ?

Veniamo al presente. Ci sono novità su una eventuale nuova tournée della trilogia, e soprattutto (se puoi dircelo) si è aperto qualche spiraglio sulla possibilità di realizzare un disco di inediti con la formazione classica? Inutile dire che sarebbe l’evento del decennio in una scena musicale così appiattita come quella attuale.

La tournée di Trilogia è terminata e non è prevista nessuna coda. Siamo stati strabene in questo live e credo anche molto sorpresi dell’energia che si scatenava su quel palco. Tutti grandissimi. Ho già ringraziato il pubblico favoloso, ma lo rifaccio volentieri ancora, GRAZIE .
I Litfiba adesso sono in PAUSA e quindi ……

Non so cosa succede, ma nel giro di poco tempo sei almeno la quinta persona che giudica in questo modo la scena musicale. Ok che non sia un momento di creatività pazzesca, ma con un mercato discografico in queste condizioni, come sarebbe possibile il contrario ? Sento parlare di un periodo di transizione ormai da un po’ troppo tempo ed ho l’impressione che si sia trasformato in un periodo bello fisso .

Chiudo con una curiosità: nei concerti Piero presenta sempre “Transea” parlando di periodo psichedelico dei Litfiba. Ma in realtà a me sembra un pezzo poco psichedelico e molto dark, come eravate voi al tempo. Che ne pensi? All’epoca guardavate a qualche modello all’estero (per esempio i Joy Division o i Bauhaus?) Tu, Gianni e Piero che musica ascoltavate? (Ghigo penso fosse più sul versante rock tradizionale)

Mah… suonata nella versione live di Trilogia ha un andamento un po’ Psiche-ripetitivo, è anche vero che armonicamente il movimento dei semitoni la riporta sul Dark. Quindi direi 1 a 1 . Come ti dicevo all’inizio non ci sono stati modelli, per fortuna! Ma ognuno di noi aveva le sue preferenze; per me quelli che hai detto tu vanno bene oltre a altri 50 almeno. Si Ghigo forse era un po’ più rock di tutti noi.

L’intervista si chiude qui e ringraziamo Antonio, che come sempre non si è sottratto a nessuna domanda, nemmeno quelle scomode. Forse non siamo riusciti ad alzare del tutto il velo sul mistero della commercializzazione e crisi interna dei Litfiba tra Litfiba 3 e El Diablo, ma tra le righe si capiscono molte cose. Magari ci torneremo su la prossima volta…

Ecco intanto il manifesto dell’incontro celebrativo per i 30 anni di Eneide a Scandicci venerdì prossimo, 15 novembre. L’ingresso è libero e non potete mancare. Clicca sull’immagine per ingrandirla.

krypton

*Litfiba nella formazione originaria (Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo, Antonio Aiazzi) e alcuni protagonisti dello spettacolo: tutti insieme in redazione (via Lamarmora 45, Firenze) martedì 12 novembre alle 15.30. I lettori che vorranno intervenire all’incontro dovranno chiamare il numero 334/6953043 lunedì 11 novembre, alle 15.30. I primi dieci avranno diritto ad un biglietto omaggio a testa per la rassegna teatrale “Zoom”, dal 13 al 23 novembre sempre al Teatro Studio di Scandicci.

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