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Billboard rivela: nel 2013 record negativo di vendite degli album. Qual è dunque il destino della discografia mondiale?

La prestigiosa rivista americana ha da poco pubblicato i risultati di uno sconfortante studio sull’industria discografica americana, che ha evidenziato un calo vertiginoso nelle vendite dei dischi: sono sono infatti ormai 5 settimane consecutive che le copie smerciate negli USA sono al di sotto della soglia complessiva dei 5 milioni di copie. Non si erano mai registrati dati così deludenti. Anche se le statistiche sono andate mano a mano peggiorando, questi numeri balzano particolarmente agli occhi in un periodo in cui a farla da padrone sono strumenti di largo consumo come e

Billboard parla a proposito di un possibile “cannibalismo” dello streaming a discapito dei cd, che stanno scomparendo praticamente ovunque, con somma tristezza da parte di noi nostalgici; in ogni caso, se pensate che il file sharing legale se la passi molto meglio forse non siete a conoscenza del fatto che anche questo settore ha vissuto un flessione, soprattutto nel secondo trimestre di quest’anno.

Alla luce di tutto questo, sorge spontanea la seguente domanda: quale sarà il futuro della discografia mondiale?

Se da un lato i più ottimisti parlano di un crollo di vendite dovuto semplicemente alla bella stagione (“quando è estate le persone preferiscono passare il tempo fuori piuttosto che dentro i negozi“, ma chi ci crede?), dall’altro bisogna affrontare la realtà dei fatti, cioè che la crisi ha ulteriormente scoraggiato le persone ad acquistare un prodotto “superfluo” e spesso troppo caro come un album completo. Se a ciò aggiungiamo l’aumento dei prezzi per il download legale (i tempi dei 9,99 euro/dollari sono ormai passati) non ci stupiamo certo dello straordinario successo di tutti quei servizi che offrono, quasi illimitatamente, musica gratuita o a prezzo stracciato.

I dischi sono dunque destinati a scomparire? In queste condizioni, assolutamente si. Si salveranno forse quei pochissimi negozi sparsi per il mondo che ancora forniscono un servizio vintage unico (pensiamo allo straordinario Boulinier di Parigi) e quelli che vendono musica indipendente, gli unici ad aver mostrato (almeno nel Regno Unito) dati in rialzo negli ultimi mesi. Per il resto, c’è da aspettarsi che Spotify diventi il nuovo store, in vista dell’aumento di smartphone e 3G e degli investimenti delle aziende nella pubblicità su questa piattaforma.

Insomma, in attesa dei prossimi sviluppi, sarà meglio ripescare dai nostri polverosi scaffali tutti i dischi che abbiamo accumulato nel tempo, aprirne le confezioni, sfogliare e magari annusare il libretto in ricordo dei bei momenti passati insieme, quando il cd iniziava a ruotare nel lettore e noi attendevamo quei tre o quattro secondi prima che partisse la nostra canzone preferita.

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