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Emis Chi? Guida pratica sulle giovani leve del rap Made in hinterland

Vi sarete indubbiamente resi conto che, nel corso degli ultimi anni, nel nostro paese è esploso il fenomeno del rap -made in Italy-: questo genere, le cui origini risalgono ad artisti come Neffa e I Messaggeri della Dopa, Inoki e Joe Cassano (pace all’anima sua), è stato di recente protagonista di uno sviluppo impressionante, che ha fatto schizzare in cima alle classifiche un numero esponenziale di giovani rapper quasi tutti provenienti dall’hinterland milanese.
Riuscire a orientarsi in questo marasma di nomi (spesso ridicoli, soprattutto per l’età dei suddetti artisti) è iniziata a diventare un’impresa sempre più ardua: è per questo che abbiamo deciso di aiutare voi lettori a raccapezzarvi sugli MC’s che di recente hanno dominato la scena italiana, nel bene ma soprattutto nel male.


Emiliano Rudolf Giambelli in arte Emis Killa, proveniente da Vimercate, ha iniziato la sua carriera (per sua stessa ammissione) per strada, dove minacciava i passanti con bottiglie spaccate per raccattare qualche soldo.
Dopo aver vinto il concorso TecnichePerfette inizia a produrre i suoi primi demo, fino ad arrivare fra le braccia del produttore Big Fish nel 2011 e debuttare ufficialmente sul mercato mainstream l’anno successivo con il suo primo disco “L’Erba Cattiva” che, in breve tempo, si trasforma in un successo incredibile.
Visti gli strabilianti risultati, Emis Killa può essere di fatto considerato come l’artista che ha portato questo genere di rap, fatto di rime povere o persino inesistenti, a diventare un nuovo punto di riferimento musicale per le giovani generazioni.


A seguire Killa troviamo il coetaneo Fedez, milanese di nascita, che con il collega condivide passione per le donne e truzzaggine.
Wikipedia lo definisce come -il cantante più figo del mondo- ma immaginiamo che la sua pagina sia stata scritta da persone non prettamente super partes.
Fedez debutta sul mercato con il brano “Faccio brutto“, che vince il premio come Miglior canzone ai prestigiosi (?) Mtv Hip Hop Awards: il pezzo è il primo singolo estratto dal disco “Sig Brainwash-L’arte di accontentare“, trainato anche dal brano “Cigno Nero”, in collaborazione con Francesca Michielin, vincitrice di X Factor 5.
L’ultima perla che il rapper ci ha offerto è “Alfonso Signorini (Eroe Nazionale)”, canzone dedicata al re del gossip nostrano. Di lui ci perplime soprattutto la fine che faranno quei tatuaggi quando di anni non ne avrà più 24 ma 75. Ai posteri l’ardua sentenza.


Don Joe, Guè Pequeno e Jake La Furia (Luigi Florio, Cosimo Fini e Francesco Vigorelli all’anagrafe) sono i componenti dei Club Dogo, crew rap con all’attivo diversi progetti che solo negli ultimi tempi ha conosciuto il vero successo commerciale.
Dopo aver fondato le Sacre Scuole i tre iniziano a muovere i primi passi nel sottobosco del rap italiano fino alla firma del loro primo contratto con una major: il disco si intitola Vile Denaro ed esce nel 2007 sotto l’etichetta EMI.
La consacrazione definitiva per il gruppo arriva però la scorsa estate con il singolo PES, in collaborazione con Giuliano Palma, che permette loro di entrare nell’ambita lista di artisti con un tormentone alle spalle e fa vendere al disco “Noi siamo il club” oltre 60.000 copie.

Dargen D’Amico
Fra tutti, lui è il rapper che ci piace di più: al contrario degli altri, D’Amico è un ottimo produttore e talent scout (vedi il suo straordinario pupillo ) ma è soprattutto un talentuoso scrittore di testi, che pur non essendo all’altezza del rap “d’annata” sono sicuramente superiori a tanta spazzatura a cui ci hanno abituati i suoi colleghi.
D’Amico inizia il suo percorso insieme ai Club Dogo nelle già citate Sacre Scuole, per poi intraprendere una strada da solista che lo porterà al disco d’esordio Musica senza musicisti, alla collaborazione con i Two Fingerz (Il disco nuovo, Il disco volante) e infine al buon album , da noi recensito qualche tempo fa.
Occhiali scuri d’ordinanza a parte, Dargen d’Amico non ci dispiace.


Unica eccezione “geografica” di questo nostro excursus è Salmo, rapper di Olbia che di recente ha debuttato al primo posto della classifica FIMI con il disco Midnite.
Caratterizzato da uno stile particolarmente duro e provocatorio, Salmo si inserisce in un filone di rap (già visto nell’ultimo ) che punta su beat elettronici e dark un po’ gigioni. Il suo stile non è male, ma alle nostre orecchie suona eccessivamente costruito e forzato.


Lui lo conoscerete di sicuro: è infatti uno dei primi ad essere riuscito ad entrare in classifica con questo rap che tanto stiamo criticando. Nel caso di Marracash il problema principale è il suo essere autorefenziale e anacronistico: “Marra” è un trentenne che ancora parla come quei liceali che si vedono girare in branco con cappellino dei Lakers e mutanda in vista (bella, zio, o la combinazione dei due termini, non si può veramente sentire). A tutto ciò, si aggiungono testi spesso imbarazzanti (-Vogio te, solo te come passatempo, una figa epica come Nina Senicar– sono parole che farebbero impallidire anche Lil’Kim).

Il senso di questo articolo non è, sia chiaro, una critica a questo genere, quanto piuttosto un’invettiva contro una deriva che non ci piace proprio per niente: questi cantanti non solo sono fatti con lo stampino ma dimostrano, con i loro testi, che hanno davvero poco da dire. Se a tutto questo aggiungiamo il loro essere completamente schiavi delle attuali logiche commerciali, non possiamo che storcere ulteriormente il naso
E, vi prego, non fateci parlare di J-Ax, non ce la sentiamo di sparare sulla croce rossa.

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