Un incubo: Deborah Iurato e Giovanni Caccamo vincono il Festival di Sanremo

Nelle ultime ore si sta rincorrendo ovunque un pronostico funesto: e sarebbero i sicuri vincitori del Festival di Sanremo 2016 con loro canzone (potete ascoltarla qui). Funesto perché sarebbe una iattura, non tanto perché chi vi scrive nelle pagelle del primo giorno aveva loro assegnato un’insufficienza (s’è visto di peggio), ma perché i due di cui vi parliamo sono quanto di più retrogrado potesse presentare la musica italiana.

Si obietterà che Sanremo è sempre stato così; ok, ma non è un buon motivo perché continui ad esserlo. Intanto in questa edizione sono presenti anche dei brani coraggiosi e originali (quello di Annalisa su tutti) ed poi perché Caccamo-Iurato rappresentano il peggio del conformismo musicale italiano.

Eccovi una serie di motivi per cui non dovrebbero assolutamente vincere (e probabilmente vinceranno)

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  1. Coppia malissimo assortita. Caccamo ha una voce molto comune che mal si concilia con quella della compagna, che infatti prende il sopravvento quasi sempre
  2. Nomi e cognomi. Un artista non può chiamarsi Caccamo: ok che da quando ci sono i reality tutti sono obbligati a chiamarsi con nome e cognome o al limite solo il nome, ma il nostro Giovanni che invece proviene da Sanremo poteva (e può ancora) trovarsi un nome d’arte decente. Il discorso vale (sia pur in minor misura) anche per la Iurato
  3. Look. Seppur corretto in corsa nei giorni successivi, non rimane che stendere un pietoso velo sull’abito-bomboniera stile Antonella Clerici della Iurato al debutto di martedì (vedi foto sopra)
  4. Atteggiamento. Non si possono più vedere due cantanti che fingono di essere innamorati guardandosi negli occhi mentre cantano sul palco. Abbiamo tollerato Giò Di Tonno e Lola Ponce qualche anno fa, ma la scuola Al Bano-Romina Power 40 anni dopo anche no, grazie
  5. Cantare l’amore. Testo trito e ritrito, le solite mente d’amore, nessuno spunto
  6. Dulcis in fundo, la musica. Nel loro brano si rincorrono i soliti triti e ritriti accordi di maggiore e minore che abbiamo tristemente imparato ad accettare come gli unici possibili, da Amici, a X Factor-The Voice per finire con la stessa Sanremo. Nessuno spunto, tutto già sentito. È possibile che gli autori non possano tornare a studiare musica e composizione, a tirare fuori uno spunto come ha fatto Enrico Ruggeri nello strumentale finale (purtroppo troppo breve) del suo brano? No, niente. Il modello è lo schema Ron/Tosca, ok d’accordo.

La speranza è sempre l’ultima a morire, anche se tocca sperare in Rocco Hunt perché il funesto scenario non si compia… ma noi continuiamo disperatamente a tifare Annalisa, brava e coraggiosa con uno dei pochi brani originali di questo Festival.

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