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Muse – Drones: la recensione

Drones dei non è un brutto disco, non è neanche un bel disco. Drones è innanzitutto un disco. E grazie e graziella, direte voi. Dico ciò perché sono già al secondo ascolto e mezzo dell’ultimo album della band di Matthew Bellamy e non sono ancora riuscito a cavare un ragno dal buco, nel senso che non sono ancora riuscito bene a capire se il concetto che giace dietro a questo progetto, la rappresentazione di un mondo controllato da un’entità superiore e vagamente dittatoriale, sia effettivamente chiaro e definito o si perda dietro schitarrate molto rUock e distorsioni vocali che non fanno capire una mazza dei testi. Già, quei testi che nella maggior parte dei casi parlano di vuoto interiore (Dead Inside), angosce dell’essere umano, follia o ancora autodistruzione (vedi Psycho, spudorato copycat di The beautiful people di Marylin Manson, o Reapers).

Drones non è un brutto disco, perché dopo tutto si sente che i Muse si sono impegnati a costruire un progetto molto coerente e privo dell’atmosfera elettronica a tratti posticcia che si respirava nel precedente The 2nd Law; allo stesso tempo, manca di una vera hit, di un singolo immediatamente riconoscibile la cui presenza aveva al contrario caratterizzato i precedenti dischi (Time is running out, Supermassive black hole, Madness ne sono degli esempi lampanti): è tutto molto ricercato in questo album, ma soprattutto è tutto troppo portato per le lunghe. Se 12 pezzi, in teoria, potrebbero essere un giusto compromesso, non lo stesso si può dire della durata delle canzoni prese singolarmente (su The Globalist si arriva ai 10 minuti e Drones si perde in una chiusura che non finisce più) spesso intermezzate da interlude inseriti ad hoc come quello di JFK, nell’omonima traccia. Il problema è anche e soprattutto che i Muse, sotto tutta quella scorza da duri, sono uno dei fenomeni pop e commerciali meglio mascherati della storia della musica e tutto questo concettualismo non è proprio nelle loro corde, a mio modestissimo parere.

Alla fine della fiera la loro fan base, proprio quella che appesta da anni le nostre bacheche Facebook, è molto più avvezzo alle canzoncine medie piuttosto che a pipponi esistenziali ispirati a libri (uno su tutti, 1984) che probabilmente neanche ha mai letto. Ma, dopo tutto, un altro ascolto a questo Drones glielo dovrò pur concedere, prima o poi: d’altra parte, manco io l’ho mai letto 1984. Detto ciò li aspettiamo live, il prossimo 15 luglio al Rock in Roma, perché Drones suonato dal vivo potrebbe avere tutto un altro sapore.

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Tracklist

1. Dead Inside

2. [Drill Sergeant]

3. Psycho

4. Mercy

5. Reapers

6. The Handler

7. [JFK]

8. Defector

9. Revolt

10. Aftermath

11. The Globalist

12. Drones

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