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Fabri Fibra – Squallor: recensione

ibra non le manda a dire proprio a nessuno, da sempre, e il suo ultimo disco Squallor ne è la dimostrazione più evidente. Non che gli altri rapper italiani manchino di swag, non sia mai, non vorrei mai beccarmi 9 pallottole come 50 cents, però c’è da dire che ultimamente il rap italiano si è un po’ perso per strada lasciando spazio ad artisti maggiormente commerciali e “buonisti” (un po’ come è nel caso di Drake negli USA) vedasi Emis Killa, Fedez (di cui avremmo modo di parlare a breve) o, vabbè; Rocco Hunt. L’uscita di Squallor, totalmente inaspettata, pone su un altro livello rispetto a chiunque altro, cambiando un po’ le carte in tavola in un panorama che cerca sempre più spesso la strada facile.

Squallor è un disco tanto coeso quanto duro, una scarica di pura energia rap che farà letteralmente impazzire i fan del genere, che resteranno colpiti dalla cattiveria dei testi e l’iper-produzione delle basi, che a volte sfiorano il capolavoro. Per registrare questo progetto uscito una notte di aprile come un BEYONCE qualunque, Fibra si è recato ai Red Bull Studios di Los Angeles e ha collaborato con alcuni fra i produttori più in vista del settore. La scelta, e non c’è dubbio alcuno a riguardo, ha ripagato in qualità, oserei dire di brutto.

Sin dal primo ascolto, le 21 tracce suonano come un gentile adattamento del rap di stampo americano con le rime italiane, che come in un concept album (scusate il termine abusato, ma tant’è) si snodano nello squallore dell’attuale condizione del rapper italiano, incastrato fra il bisogno di portare a casa la pagnotta e l’indipendenza dalle dinamiche del mercato (chiaro in questo caso il riferimento ai talent e al nemico Fedez in “il rap nel mio paese”) ma anche dai social network (quanti i-Phone puntati sulla mia faccia il vero talento è fingere che mi piaccia nel finale di “Lamborghini”) e il successo facile (Come vasco, che suona quasi come un pezzo di Lil’Wayne)

Ciò che più ho apprezzato di Squallor, in ogni caso, resta il suo irresistibile sapore old school che ci riporta ai fasti del rap, non soltanto quello italiano ma anche americano e francese (i richiami ai Daft Punk e Mc Solaar in “Rock that shit”, il beat minimalista alla “Illmatic” di Nas in “Rime sul beat”): personalmente la mia traccia preferita è Playboy, che vanta una base e un feauturing di Marracash splendidi (recuperate il testo), oltre ad un’azzecata citazione di 99 problems di Jay-Z.

Bravo Fibra, davvero, hai dato una ventata di freschezza ad un genere che iniziava a fare la muffa.

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Tracklist

1 Troie In Porsche

2 Amnesia

3 Lamborghini / Rime Sul Bea

4 Rock That Shit (feat. Youssoupha)

5 Come Vasco

6 Alieno

7 E Tu Ci Convivi (feat. Gue’ Pequeno)

8 Cosa Avevi Capito?

9 Il Rap Nel Mio Paese

10 A Volte (feat. Gel)

11 A Casa

12 Pablo Escobar / Skit Squallor (feat. Lucariello)

13 Squallor

14 Playboy (feat. Marracash)

15 E.U.R.O. (feat. Clementino)

16 Dexter (feat. Nitro & Salmo)

17 Non Me Ne Frega Un C***o (feat. Gemitaiz & Madman)

18 Sento Le Sirene

19 Dio C’è

20 Trainspotting

21 Voglio Sapere

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