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Imagine Dragons – Smoke + Mirrors: la recensione (anteprima Radiomusik)

Quali sono gli elementi fondanti di un buon disco pop? Varietà, profondità, ricercatezza e, ovviamente orecchiabilità. Analizzare in termini così semplici l’ultimo, imponente lavoro degli americani sarebbe in ogni caso decisamente riduttivo. Già, perché grazie a Smoke+Mirrors il gruppo di Dan Reynolds è riuscito a creare un prodotto che esula dai normali canoni della musica popolare e si approccia, in diversi momenti, ad una coraggiosa e spesso persino ardita sperimentazione.

Per gli Imagine Dragons (che fino a questo punto non mi avevano mai particolarmente colpito) il secondo e notoriamente più difficile disco è stato un bel banco di prova sia dal punto di vista compositivo, sia da quello stilistico e concettuale. Sarebbe davvero banale utilizzare (per l’ennesima volta!) il termine concept album per Smoke+Mirror e in effetti non ci troviamo di fronte a questo tipo di progetto: al contrario, questo ambizioso disco lanciato dall’irresistibile folk di I bet my life è quanto di più musicalmente vario la vostra mente possa immaginare, restando tuttavia ancorato a un paio di tematiche dominanti, riscontrabili in diversi pezzi. Ecco, in questo senso più che di album concettuale possiamo parlare di un disco mediamente onirico e sfuggente, un po’ come l’uccellino della copertina.

Nella versione deluxe, il disco comprende ben 18 tracce che spaziano dal più banale pop melodico (It comes back to you, Polaroid, Second chances) al rock psichedelico e distorto à la Jack White (mi riferisco alla stupenda I’m so sorry, una canzone che spinge naturalmente l’ascoltatore all’headbanging) passando per i synth e le atmosfere anni 80 spruzzate di sprock nelle bellissime tracce introduttive Shots (il secondo singolo) e nell’inquietante Gold.

Tutto l’album, come dicevo, è piuttosto sfuggente e sembra a tratti voler intenzionalmente prendere in giro chi lo ascolta, affiancando alle classiche chitarre elettriche e alle batterie strumenti molto più ricercati come la Indian Tabla (è il caso di Friction, pezzo folle che verso la fine vira totalmente verso lidi quasi EDM neanche fosse un pezzo prodotto dal tamarro Will.I.Am). Eppure, tutta questa apparente confusione piace, ci sta, suona bene, anche quando sembra scopiazzare (in maniera random) le atmosfere angeliche dei Sigur Ros nel finale dell’intensa The Fall (I’m ready for the rain, I’m ready for the colours to burn and crumble away) o le canzonette d’amore country sugli amori estivi in Summer, uno dei pezzi in assoluto più belli del disco.

Smoke+Mirrors è dunque un lavoro che cerca di fuggire dalle categorizzazioni, non sempre mantenendo alto il livello qualitativo (vedasi la cacofonia di un pezzo come Trouble) ma accompagnando abilmente l’ascoltare in un viaggio di sogni, notti, crepuscoli e visioni, senza mai scadere nel patetismo romantico e mantenendo altissimo il livello di tensione emotiva.

La prova è stata superata? In pieno, oserei dire, anche se la definitiva consacrazione arriverà soltanto quando gli ID metteranno da parte quel briciolo di piacioneria commerciale che ancora resta in loro per diventare definitivamente gli eredi pop dei defunti White Stripes. Con questi presupposti, la strada non sembra essere ancora molto lunga.

Cliccando qui trovate la mia video recensione.

20141217041653!Smoke_and_Mirrors_album_cover

Tracklist

1. Shots
2. Gold
3. Smoke And Mirrors
4. I’m So Sorry
5. I Bet My Life
6. Polaroid
7. Friction
8. It Comes Back To You
9. Dream
10. Trouble
11. Summer
12. Hopeless Opus
13. The Fall

DELUXE VERSION
14.Thief
15.The Unknown
16. Second Chances
17. Release
18.Warriors

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