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Bob Marley: storia e discografia

Robert Nesta Marley, conosciuto semplicemente come , nasce a Nine Mile un piccolo paese in collina nella parte settentrionale della Giamaica il 6 febbraio 1945 dall’unione di una giovane diciottenne dell’isola di nome Cedella Booker e di un capitano della marina inglese cinquantenne di nome Norval Sinclair Marley. Il rapporto tra un bianco e un nero fece molto clamore e costrinse il capitano a lasciare Cedella prima della nascita di Bob. Quello che poi divenne il più grande artista reggae della storia non “perdonò” mai il padre, portandolo a dire “Non ho avuto padre. Mai conosciuto… Mio padre era come quelle storie che si leggono, storie di schiavi: l’uomo bianco che prende la donna nera e la mette incinta“. Marley fu avvicinato alla musica dall’amico Neville O’Riley Livingston, meglio noto come Bunny Livingston e in una situazione di estrema povertà iniziarono insieme a costruirsi i primi strumenti musicali come meglio potevano. Poco dopo avvenne l’incontro con Peter Tosh con il quale sarebbe stato fondato successivamente il gruppo The Wailers. Marley incise i suoi primi due singoli: aveva 16 anni e dalla sua mente nacquero “Judge Not” e “One Cup of Coffee” che però vennero pubblicati con il nome di Bobby Martell perchè secondo il produttore Leslie Kong, il nome Robert Marley non avrebbe attirato l’attenzione. I due singoli non ebbero il successo sperato.

L’anno successivo, nel 1963, Bob Marley, Bunny Livingston, Peter Tosh, Junior Braithwaite, Beverley Kelso e Cherry Smith si unirono e fondarono un gruppo che prima prese il nome di “The Teenagers” che poi fu cambiato in “The Wailing Rudeboys”, quindi in “The Wailing Wailers”. Quando nel 1966 Braithwaite, Kelso e Smith lasciarono la band, il trio Marley-Tosh-Livingston cambiarono il nome in “The Wailers”.

Il primo singolo del gruppo fu “Simmer Down” che in Giamaica ottenne un enorme successo. Il ritmo non era ancora reggae, ma ska. Arrivano i primi riscontri e piano piano il gruppo inizia a farsi conoscere anche fuori dall’isola giamaicana. Nel 1966 Bob Marley si sposa con Rita dalla quale avrà poi quattro figli (in totale furono 11 i figli avuti da donne diverse): David Ziggy Marley, Stephen Marley, Damian Marley e Cedella Marley. Rita e le I-Threes (Marcia Griffiths e Judy Mowatt, oltre a Rita) si unirono agli Wailers come coriste del gruppo. Nel 1973 arriva il grande successo con la pubblicazione di Catch a Fire e successivamente di Burnin’, album che contiene “Get Up stand up” e “I shot the Sheriff”, due delle più conosciute canzoni del re del reggae.

Arriva il 1974 e quando il gruppo è ormai molto famoso, i tre preferiscono continuare la carriera da solisti. Ancora oggi alcuni dicono che nacquero dei disaccordi tra Marley e il resto del gruppo che quindi proseguirono per la propria strada. Ma la star era Bob Marley e il successo che da li a poco ottenne fu planetario. Insieme al cantante di Nine Miles si aggregarono agli Wailers Junior Marvin e Al Anderson alla chitarra, Tyrone Downie e Earl Lindo alle tastiere, Alvin Patterson “Seeco” alle percussioni, Carlton e Aston Barrett alla batteria e basso. Con questa composizione fu pubblicata “No Woman No Cry”, canzone che Marley scrisse nel suo cortile a Trenchtown.

Tra gli episodi che vanno sicuramente ricordati c’è quello dello “Smile Jamaica”, concerto che venne organizzato dal primo ministro della Giamaica, Micheal Manley, allo scopo di alleggerire le tensioni tra i due gruppi politici in guerra. Alla vigilia del concerto, qualcuno fece un agguato nella residenza Marley sicuramente per motivi policiti: alcune persone a volto coperto iniziarono a sparare all’impazzata ferendo sia Bob che Rita e il manager dell’artista Don Taylor. Per fortuna si salvarono tutti e il giorno seguente Marley salì lo stesso sul palco, esponendosi davanti ad una folla gremita e rischiando ancora di poter essere colpito. Gli fu chiesto per quale motivo fosse salito su quel palco nonostante il rischio e lui rispose: “Perché le persone che cercano di far diventare peggiore questo mondo non si concedono un giorno libero… Come potrei farlo io?!“. Marley lasciò poco dopo la Giamaica ma vi torno per un nuovo concerto nel 1978, il “One Love Peace Concert” che viene ricordato per la stretta di mano che Marley fece avvenire tra i due leader politici rivali, Michael Manley ed Edward Seaga.

Tra gli album di successo vanno sicuramente menzionati Exodus e Survival: sopratutto quest’ultimo ha avuto una grande importanza per Marley in quanto fu un disco ricco di significati politici e rivolto sopratutto all’Africa, terra da lui fortemente amata a causa della religione rastafari, da lui predicata, che vedeva l’Etiopia come terra promessa. Uprising fu l’ultimo lavoro pubblicato da Marley: un disco bellissimo in cui l’artista rivolge le sue attenzioni a Jah e quindi con un profondo tema religioso. In questo album, pubblicato nel 1980, sono contenute alcune canzoni come la bellissima “Redemption Song”. Il tour che seguì questo disco prese il nome di “Uprising Tour” e toccò anche l’Italia con due date. Rimane nella storia il concerto del 27 giugno 1980 nello stadio San Siro di Milano: furono oltre 100mila le persone presenti. Il giorno successivo si esibì a Torino e fu uno dei suoi ultimi live. Infatti pochi giorni dopo Marley collassò facendo jogging a Central Park e sottoposto a visite gli furono dati pochi mesi di vita. Quella ferita al piede troppo spesso tralasciata era un un canciroma che presto attaccò il resto del corpo tra cui il cervello.

Morì l’11 maggio 1981 a Miami e le sue ultime parole furono per il figlio Ziggy che si sentì dire “i soldi non possono comprare la vita“. La sua salma fece ritorno in Giamaica dove ricevette funerali di stato e dove fu sepolto in una cappella accanto alla casa nativa a Nine Miles e che ancora oggi è luogo di visita di migliaia di fan ogni anno. Due anni dopo la morte è uscito postumo l’ultimo album che fa parte della discografia ufficiale dell’artista: Confrontation. Ma in realtà l’attività musicale di Marley non si è mai fermata e a distanza di oltre trent’anni dalla scomparsa, ancora oggi è vivo più che mai.

Nel giugno 2012 è uscito nelle sale cinematografiche d’Italia il primo film-documentario riconosciuto dalla famiglia realizzato dal premio oscar Kevin MacDonald che ripercorre la vita di Robert Nesta Marley.

Discografia:

Come The Wailers

1965 The Wailing Wailers
1970 Soul Rebels
1971 Soul Revolution
1971 Soul Revolution Part II
1971 The Best of The Wailers
1973 Catch a Fire
1973 African Herbsman
1973 Burnin’

Come Bob Marley and The Wailers

1974 Rasta Revolution
1974 Natty Dread
1976 Rastaman Vibration
1977 Exodus
1978 Kaya
1979 Survival
1980 Uprising
1983 Confrontation (postumo)

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About Andrea Izzo

La musica reggae è la mia grande passione: adoro tutta la musica giamaicana dallo ska al new roots, passando per la vecchia dancehall. Frequentatore assiduo di concerti, ho girato l’Italia per ascoltare i grandi artisti che amo.