Advertisements
Advertisements

Beady Eye live a Ciampino: recensione e scaletta

Parka chiaro abbottonato fino al collo (nonostante la temperatura asfissiante), immancabili occhiali lennonniani, capelli rasati e voce tirata a lucido. Si presenta in forma smagliante Liam Gallagher nel bis italiano dei suoi all’Orion di Ciampino.

Partiamo dalla location. Siamo nel 2014, gli anni passano (una volta sul palco Liam beveva birra, ora sorseggia un bottiglione d’acqua ghiacciata al termine di ogni pezzo), e con loro sono passati gli Oasis e i concerti di Wembley, Manchester e Knebworth. Inconcepibile come sia stato scelto, per un personaggio come Liam, un club come l’Orion. Spazi ridottissimi e mancanza di ossigeno sin dall’inizio. Poi, alle prime note di Flick of the finger, ressa totale fino a Soul Love, passando per Face the Crowd  e Four Letter Word.

Pubblico eterogeneo, quello dei Beady Eye: dai quindicenni (che gli Oasis li hanno visti solo di passaggio) agli amanti del pop-rock commerciale, che poco hanno da spartire con i veri fanatici britpoppari che popolavano i concerti della vecchia band e che ancora si precipitano ai live del fratello Noel.

In fase di registrazione, Liam è senza dubbio andato alla ricerca di un suono nuovo, per togliersi dalle spalle il peso della targa “ex-Oasis” e seppellire il vecchio gruppo. Ma il live è un’altra cosa. E allora cori, applausi di sottofondo, sax e trombe fanno spazio a virtuosismi di chitarra e al caro vecchio suono sporco che ha fatto spopolare gli Oasis in tutto il mondo dagli anni Novanta in poi. Come a dire, i Beady Eye suonano a mo’ di Oasis. Anche perché la band è praticamente la stessa, a parte Noel. E il suo tocco manca, sostituito dall’indisciplinata musica di Liam e Gem.

Un piccolo blackout blocca per una decina di minuti l’esibizione, ma si riparte senza tensione da parte di Liam, uno che proprio zen, non è. Su Iz Rite e Shine a Light i fans si esaltano e saltano senza freni, e l’ex Oasis li “tramortisce” proprio con uno dei suoi più grandi successi, Wonderwall.

Quanti sono i fans degli Oasis?” chiede al pubblico dell’Orion. Domanda più che retorica. Perché escludendo le categorie sopra dette, una buona parte dei biglietti è stata comprata proprio dai nostalgici. La scaletta procede senza sosta, interrotta soltanto da qualche “fuck” e qualche “grazie” (sempre stato di poche parole, Liam): The World’s Not Set in Stone, I’m just saying e Soon Come Tomorrow precedono l’altra cover da Oasismania, Cigarettes and Alcohol, in cui esplode tutto il fanatismo per un’epoca andata. The Roller – uno dei pezzi più ascoltabili del gruppo – fa da sparring partner a confronto e funge da passaggio per le ultime tre canzoni.

Start anew, Bring the Light e Wigwam. Seguono applausi, saluti e lancio del plettro da parte di Andy. Delirio finale che si ricompone all’uscita del gruppo, per poi riesplodere all’attacco della cover dei Rolling Stones, Gimme Shelter, con cui Liam & co. salutano nuovamente l’Italia.

Liam resta, gli Oasis passano. Ma mica tanto.

Orion Ciampino 16/02/2014

Flick of the Finger
Face the Crowd
Four Letter Word
Soul Love
Second Bite of the Apple
Iz Rite
Shine a Light
Wonderwall (Oasis)
The World’s Not Set in Stone
I’m Just Saying
Soon Come Tomorrow
Cigarettes & Alcohol (Oasis)
The Roller
Start Anew
Bring the Light
Wigwam

Bis

Gimme Shelter (Rolling Stones)

Advertisements

Commenti Facebook

commenti